Author: mjacob

25 febbraio 2020

Ci incamminiamo nella via di Dio e, strada facendo, percepiamo l’attrazione seducente delle «passioni» che ci abitano (prima lettura): sentimenti, pensieri e desideri che rischiano di non farci capire, come avviene ai discepoli, le parole “scandalose” del Maestro. Le nostre passioni ci portano lontano dalla croce, dalla via percorsa da Gesù. Ma c’è un rimedio a questa malattia: se vuoi essere il primo, fatti l’ultimo e il servo di tutti. Come è possibile questo? Bisogna divenire “bambini”… Il bambino rivela l’atteggiamento semplice di chi non domina la realtà, non la possiede, non l’abbraccia, ma viene abbracciato. Accogliere questo bambino in noi è accogliere Gesù.

 

24 febbraio 2020

Forse perché erano i discepoli di Gesù a comandarglielo, lo spirito maligno avrebbe dovuto lasciare quel ragazzo? Gesù avverte che non è così che funziona: la fede non è un potere o una sicurezza in più. Ce lo insegna la stupenda professione di fede di questo papà. “Credo…” è adesione personale che dice totale affidamento. “Aiuta…” è richiesta bisognosa rivolta al Signore che, solo, può guarire. “La mia incredulità…” è umile coscienza della propria incapacità. Ecco, questa fede credente,ed essa sola,può tutto; è la sola cosa che ottiene la liberazione nel combattimento contro il maligno. È questa la fede che Gesù chiama «preghiera» (v.29).

 

23 febbraio 2020

Davanti a questa pagina di Vangelo me lo sono chiesta e ora lo chiedo anche a te…: ma tu hai mai amato così? Almeno una volta nella vita hai mai provato a porgere l’altra guancia? Hai donato gratis “di più” a chi da te pretendeva qualcosa? Non a chi te lo chiedeva, ma a chi lo pretendeva… Il mondo dice: fa’ valere i tuoi diritti! «Ma io vi dico…». Quanto peso ha questo ma nelle nostre scelte quotidiane? Forse abbiamo ancora qualcosa di troppo nostro da voler difendere. Ma l’amore è folle perché non è di questo mondo. Ma l’amore è libero perché non ha niente da difendere. Ama così solo chi è povero nel cuore, chi possiede tutto perché possiede Dio.

 

22 febbraio 2020

Cattedra di san Pietro ApostoloMt16,13-19

 

«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

«Quel giorno, nei pressi di Cesarea di Filippo, Gesù fece i suoi discepoli una domanda bruciante. Seguì un attimo di silenzio che sembrò un’eternità. Ecco, trafelata, La risposta di Simone: tu sei il Cristo, figlio del Dio vivente. Pietro non è più bravo, né il più intelligente, né il più generoso. Ma era il discepolo che prima e più di tutti aveva preso coscienza di non poter fare a meno di Gesù. Così, puntò diritto al mistero, inciampando in parole più grandi di lui, talmente vertiginose da non poter essere il prodotto di carne e sangue. Così ogni cristiano è come Pietro, ha la coscienza imbevuta di una certezza: di non poter fare a meno di Cristo, neanche nel peccato, nel senso che perfino dalle sue miserie impara il bisogno che ha dell’abbraccio del Signore e del suo perdono» (Mons. F. Lambiasi).

21 febbraio 2020

«Chi vuol seguirmi…».

«Le tue parole, Signore, sono molto esigenti e vannocontro corrente. Mi chiedi la rinuncia, una disponibilitàtotale, l’obbediente sequela di te, quando oggi si fa ditutto per evitare il fastidio delle rinunce, si è disponibilisoltanto per i propri interessi e progetti, si segue solo se stessi e i propri desideri. Rendimilibero della libertà di quell’amore che ti ha condotto anon considerare la tua vita un tesoro da custodire gelosamente per te, ma da mettere a disposizione di Dio, da offrire agli altri. Fammi convinto che la libertà,la pienezza della vita, non sta nel seguire i mieiprogetti, nel badare soltanto a me stesso, ma nel seguire te che sei la vita e la verità di ogniesistenza. Per vivere così devo portare la croce. Donamiquella decisione, fatta di fiducia in te e nel Padre, chemi sostenga nel portarla ogni giorno. Amen» (Manenti).

Oggi m’impegnerò a scegliere, nelle mie decisioni, ilmodo di “realizzare se stessi”proposto da Gesù, quello cioè del dono di me.

20 febbraio 2020

Mc 8,27-33

 

«Chi dice la gente che io sia?».

Non è la prima volta nel Vangelo di Marco troviamo una domanda sull’identità di Gesù;questa volta però è Gesù stesso a porla. La gente lo identifica con figure prestigiose della storia della salvezza ma è la risposta di Pietro a chiarirne l’identità: Gesù è l’inviato definitivo di Dio, il compimento della speranza di liberazione d’Israele. Nel dialogo che segue, Gesù ricorda a Pietro che il posto del discepolo è dietro il maestro, per seguirlo sul cammino che lui ha deciso,e smaschera per l’apostolo e per noi l’azione di Satana che ci propone una strada diversa da quella pensata da Dio. Il Vangelo oggi ci ricorda che dobbiamo operare sempre un discernimento tra le cose “degli uomini” e quelle “di Dio” per rimanere sul percorso della volontà di Dio.

19 febbraio 2020

«Liberatevi da ogni impurità».

L’apostolo Giacomo oggi ci esorta ad ascoltare e mettere in pratica la parola di Dio perché questo contatto vivo con Gesù avvia dentro di noi il processo di liberazione e di purificazione. Infatti, come il cieco del racconto evangelico, dobbiamo anche noi lasciarci aprire gli occhi e liberare da Gesù per essere in grado di riconoscerlo come Salvatore, per seguirlo e accogliere la sua Parola che porta vita. Solo così non saremo più tra quelli che hanno orecchi e non odono, hanno occhi e non vedonoe troveremo la nostra felicità nel mettere in pratica la parola di Dio.

 

18 febbraio 2020

Mc 8,14-21

 

«Guardatevi dal lievito dei farisei e di Erode».

La preoccupazione ingombra la nostra mente e il nostro cuore rendendocidistratti e vulnerabili. Per questo Gesù ci esorta a prendere le distanze dal lievito dei farisei e di Erode. Se per il lievito di Erode possiamo intenderepotere e avere, per quello dei farisei senz’altro possiamo dire apparire. Questi tre idoli ci occupano mente e cuore tanto da non lasciare spazio all’esperienza dell’amore, della tenerezza e della cura di Dio per noi. Queste tre passioni ci illudono di essere in un percorso generativo, ma in realtà ci consumano e ci logorano fino alla morte. La vera vita nasce solo dalla parola di verità che è luce, apertura e uscita da sé; è capacità di far memoria e riconoscere negli eventi la cura che Dio ha per noi.

17 febbraio 2020

«Non sarà dato alcun segno».

Un segnale stradale svolge la sua funzione ed è utile per chi lo guarda solo se questi ha intenzione di mettersi in viaggio econosce il codice stradale, altrimenti è inutile o addirittura sconveniente. Gesù oggi ci ricorda che fuori da un comune obiettivo, i segni finiscono per allontanare o dividere ancor di più. Se invece ci s’incammina sinceramente verso Dio e la ricerca del Suo progetto è autentica, allora sappiamo anche cogliere i segni che confermano e rilanciano il nostro cammino.

In questo giorno forse più che domandare segni, dovremmo seguire il suggerimento dell’apostolo Giacomo che ci invita a domandare la sapienza affinché la nostra vita di fede non rimanga in superficie, ma si approfondisca attraverso la capacità di trasformare tutta la realtà in un segno del nostro dialogo e della nostra adesione a Dio.

16 febbraio 2020

Mt 5,17-37

 

«Ma io vi dico».

L’intero discorso della montagna, che ci accompagna in queste domeniche,è un invito a uscire da un cristianesimo oscuro e insipido e ci indica gli atteggiamenti di vita concreti da seguire per essere discepoli. Già il popolo ebreo era stato abile a manipolare gli insegnamenti di Mosè, a imprigionare il volo della libertà “aggiustando” il tiro del grande progetto di Dio. Così anche noi oggi siamo chiamati a riscoprire la diversità tra una morale cristiana pesante, fatta di precetti indiscutibili,e il respiro ampio del progetto evangelico. Gesù scardina tutto! Riprende i precetti della Legge e con un perentorio “ma io vi dico” ne svela il senso profondo,togliendo la “vernice” delle tradizioni umane che ne avevano smorzato lo splendore.

Invochiamo oggi lo Spirito della sapienza per accogliere questa pagina che ci porta alla libertà interiore;Dio ci tratta da adulti e, come ci ricorda il libro del Siracide, occorre raccogliere ciò che ci aiuta a crescere verso la totalità dell’essere.