Omelia nella I domenica di quaresima

06-03-2009

1. I primi passi del cammino quaresimale noi li compiamo insieme con Gesù nel deserto, per vivere insieme con lui una storia di tentazione e di vittoria. Egli, infatti, 'vincendo le insidie dell'antico tentatore ci insegnò a dominare le seduzioni del peccato' (Prefazio).

Abbiamo appena ascoltato che 'Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto' (Mt 4,1). Ci sembra paradossale che sia proprio lo Spirito - quello che nel Battesimo al Giordano era disceso come una colomba su di lui (cf Mt 3,16) - a condurre Gesù quasi tra le braccia del diavolo, così come ci sembra strano che il Signore, pure dopo che noi ci siamo affidati a Lui con la nostra fede e ci siamo impegnati nel compiere opere buone, non ci esoneri ancora dalle difficoltà e dalle prove sicché ogni giorno sentiamo il bisogno di chiedere: 'non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male' (Mt 6,13).

Il racconto del Vangelo vuole insegnarci lo Spirito, quando è sceso sopra di lui al Giordano, non era venuto per mettere Gesù in uno spazio asettico, protetto dal peccato e dalle sue conseguenze. Anzi Gesù aveva voluto immergersi in un fiume che giorno dopo giorno si andava riempiendo delle colpe di quanti vi andavano per farsi battezzare in segno di penitenza. Gesù era stato mandato dal Padre in un mondo il peccato era già entrato e si era propagata la morte. Anche a noi, la nostra fede non ci esonera dalla fatica del vivere la storia con tutte le sue ambiguità e contraddizioni.

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