Omelia nella solennità del martire San Pancrazio, patrono della Città e Diocesi di Albano, 11 maggio 2013

11-05-2013
 

«Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,13). In questa luce, dell'amore e del dono di sé, noi celebriamo oggi la festa del nostro patrono San Pancrazio. È fortemente istruttivo per noi vedere congiunte, nel detto evangelico, le due realtà dell'amore e dell'amicizia. I teologi medievali faranno ricorso all'espressione «amore di amicizia» proprio per descrivere la quintessenza dell'amore. San Tommaso d'Aquino lo descriveva quasi fosse un'energia vitale che riversa l'amante nell'amato e in qualche modo lo converte in lui: in amore vero amicitiae, amans est in amato (S. Th. I-II, q. 28 a. 2 co.).

Nel martire noi riconosciamo questo processo di somiglianza con Cristo che progredisce e cresce sino all'imitazione dell'effusione del sangue. I martiri sono coloro che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell'Agnello (cfr Ap 7,14). Sono, perciò, i purpurati martyres. Ed è, appunto, rivestito di porpora che noi ammiriamo San Pancrazio nell'effigie conservata al centro dell'abside della nostra Cattedrale. Egli è l'amico di Cristo, partecipe della sua passione e della sua gloria.

Osserviamo più da vicino il nostro Santo. La tradizione conservata nel Martirologio Romano lo indica «morto ancora adolescente per la fede in Cristo». Ed è subito questa «adolescenza» ad attirare la nostra attenzione, in un anno pastorale durante il quale stiamo riflettendo sul tema del «catecumenato crismale».

La Cresima, come ho detto più volte, è in qualche maniera il Battesimo che continua, che cresce. Anche l'adolescenza, lo sappiamo, è una fase della vita caratterizzata, appunto, da una crescita fisica e perciò da un mutamento corporeo, ch'è irrobustimento e sviluppo, e pure da una graduale definizione della personalità connotata da importanti risonanze interiori. Oggi, poi, il tema è di grande importanza. L'adolescenza, anzi, che come «terra di mezzo» fra l'infanzia e l'adultità era una volta quasi sommersa, oggi va sempre più emergendo al punto e non ha ancora smesso di farlo.

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