Omelia nella Veglia Pasquale, 23 aprile 2011

24-04-2011

Notte ricca di simboli, è questa; colma di racconti, di annunci e di speranze. Tutto, durante questa notte, sembra ruotare attorno a noi: la natura e la storia, il passato e il futuro, la morte e la vita, il fuoco e l'acqua, la creazione e la ri-creazione. Sfilano davanti ai nostri occhi gli antichi padri: Abramo con Isacco, Mosè con tutti gli Israeliti. I Profeti aprono per noi i loro libri e i loro vaticini. Fra poco, durante il canto della litania, come per una solenne convocazione tra la Chiesa celeste e la Chiesa pellegrina sulla terra in onore del mistico Agnello, vedremo come passare davanti a noi la Santa Madre di Dio, gli apostoli, i martiri, le vergini, i confessori, i nostri santi patroni e tutti gli altri santi e sante.

In questa Veglia, splendente di luce, vediamo come ricomporsi tre elementi, che sono la memoria, il rito e il nostro stesso mistero. Consideriamoli rapidamente. La memoria, anzitutto: è quella di Gesù, che ci dona tutto se stesso. Memoria Christi. «Fate questo in memoria di me»! Dono inestimabile, è stata per noi la sua morte. Non abbiamo bisogno di spiegazioni, perché ce l'ha detto lui stesso: «io dono la mia vita, nessuno me la toglie» (cfr Gv 10,17-18). Dal costato aperto del Crocifisso è scaturito un flusso d'acqua mista a sangue (cfr Gv 19,35). La fede della Chiesa vi riconosce, unanime, i doni del Battesimo, che ci rigenera a una vita nuova, e dell'Eucaristia, che ci nutre per la vita eterna. Dono è pure la risurrezione di Cristo dai morti. «È stato risuscitato per la nostra giustificazione», scrive San Paolo (Rm 4,25) che vuol dire: perché noi ricevessimo il perdono dei peccati, perché da lontani diventassimo vicini e da estranei siamo resi figli di Dio. Tutto questo noi lo ricordiamo.

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