Un giovane dal cuore maturo

Omelia solennità di San Pancrazio, patrono della Città e Diocesi di Albano
12-05-2017

 

La vicenda terrena del nostro santo patrono Pancrazio, benché conosciuta e ogni anno richiamata nel giorno dedicato alla sua festa liturgica, continua a interessarci e anche edificarci per più motivi. Anzitutto perché è la storia di un giovane e guardare un giovane dovrebbe aprire spazio alla speranza, ma soprattutto stimolare noi adulti alla responsabilità. La comunità cristiana, peraltro, nella prospettiva dell’Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi che si terrà nell’ottobre 2018 proprio in questi mesi è chiamata a rivolgere loro una speciale attenzione: incontrarli, dialogare sull’onda dei loro linguaggi, interpellarli nella loro libertà costruendo proposte capaci d’intercettare l’originalità di ciascuno di loro e assecondarne lo sviluppo. È quanto si legge nel Documento preparatorio per quell’Assemblea (cfr III,1). Si tratta di autentiche sfide per il mondo degli adulti e anche per comunità adulte, quali ci proponiamo di essere.

Nel medesimo contesto fra poco più d’un mese celebreremo il nostro annuale convegno pastorale diocesano. Seguendo un filo logico che si dipana ormai da diversi anni, esso è stato organizzato sul tema: Discernere, cuore dell’accompagnare. I segnali che ci giungono dai giovani riusciremo a coglierli solo se saremo disposti a camminare stando, per un buon tratto di strada anche fisicamente, loro accanto. È un principio educativo generale sempre valido, che però non vuol dire tenere gli altri al guinzaglio, o sotto un costante controllo telematico. Anche in questo dobbiamo imitare Gesù. Domenica prossima, infatti, durante la lettura del Vangelo riascolteremo le parole che egli rivolse ai discepoli, mentre annunciava loro che stava per tornare al Padre: «non sia turbato il vostro cuore», dice (Gv 14, 1). Disse pure: «è bene per voi che io me ne vada» (Gv 16, 7) e questo perché la sua presenza accanto a loro d’allora in avanti sarebbe stata non più fisica, ma «altra», ossia interiore per il dono dello Spirito Santo. A ben vedere, oltre tutto, ogni presenza fisica, anche la più affettuosa e delicata, toglie spazio. Ora, anche per noi, discepoli del Risorto, camminare accanto vuol dire non interporsi, ma dare spazio e, alla fine di tutto, favorire soprattutto «la relazione tra la persona e il Signore, collaborando a rimuovere ciò che l’ostacola» (Documento preparatorio cit. II, 4).