19/10/2026 – Domenica 18 ottobre, la città di Nettuno ha dedicato una via a Giovanni Battista Tomassi, fondatore dell’Unitalsi, quale segno di riconoscenza e omaggio per la sua opera e la sua testimonianza. La strada – la prima in Italia dedicata a Giovanni Battista Tomassi – si trova nel quartiere Santa Barbara, nell’area antistante l’Istituto per Ispettori della Polizia di Stato.
Alla cerimonia di intitolazione, erano presenti il sindaco di Nettuno, Nicola Burrini, il vescovo di Albano, Vincenzo Viva, che ha impartito la benedizione, e il presidente della sottosezione di Albano dell’Unitalsi, Pietro Corti. L’intitolazione della strada è avvenuta a pochi giorni dalla partenza del pellegrinaggio a Lourdes della diocesi di Albano, proprio insieme all’Unitalsi (clicca qui).
«La scelta dell’amministrazione di Nettuno – ha detto Viva – è molto bella e significativa, e unisce al valore spirituale anche un grande valore civile. Tomassi, infatti, ha inventato, in anticipo di decenni, un modello di volontariato organizzato attorno alla persona fragile, fatto di accompagnamento e assistenza, che, soprattutto, mette al centro dignità del malato come protagonista e non come oggetto di carità. È una storia di inclusione e di cittadinanza attiva prima che questi termini esistessero. Da oltre un secolo, l’Unitalsi rende un servizio gratuito a persone malate, anziane, disabili, con sezioni e sottosezioni in tutta Italia e decine di migliaia di volontari. Pochi fondatori di associazioni italiane possono vantare un’eredità così capillare e così duratura».
Nel 1903, il giovane Giovanni Battista Tomassi, affetto da una grave forma di artrite deformante irreversibile, si recò in pellegrinaggio a Lourdes con l’intenzione di togliersi la vita. Una volta lì, però, fu talmente colpito dalla presenza dei volontari e dal loro servizio amorevole, che decise di fondare un’associazione per il trasporto dei malati: l’Unitalsi. «La testimonianza di Tomassi – ha aggiunto Viva – quella di un giovane che parte per compiere un gesto di disperazione e torna con un progetto di vita per gli altri, parla a chiunque attraversi la sofferenza, la disabilità o la perdita di senso. Una strada intitolata a lui è un modo per tenerlo visibile nella città».







