“Prendersi cura della nostra Casa comune”: Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario. COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE

La Commissione Teologica internazionale ha pubblicato il giorno 2 settembre 2026 il documento “Prendersi cura della nostra Casa comune” che invita a una “risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario”. 

La questione ecologica è una questione teologica: il modo in cui ci si prende cura del Creato rivela e struttura il rapporto con Dio. Il deterioramento dell’ambiente è allarmante, occorre azione urgente per la sostenibilità del pianeta. Nessuno è una monade, tutto è connesso: “Ascoltare il grido della Terra e dei poveri”.

L’intero quinto capitolo, che riportiamo interamente di seguito, analizza Il contributo delle religioni alla cura della casa comune dal numero 133 al numero 141:

133. L’urgenza improrogabile della crisi ecologica richiede che tutte le forze in campo – la scienza, la politica, l’economia, il diritto, le organizzazioni civili, le istituzioni di governo della cosa pubblica a tutti i livelli: statale, regionale, municipale – uniscano le loro forze e collaborino attivamente con l’obiettivo di rendere la Casa comune abitabile per tutti. In questo contesto spicca il ruolo motore delle religioni in favore del bene comune (cf. MH 27), la loro capacità di motivare all’altruismo e alla conservazione e al rispetto dell’ambiente naturale e di richiamare alla fonte di una spiritualità che permei e guidi i comportamenti quotidiani.

Lo sguardo sulle diverse religioni che offriamo coglie solo alcuni dei tratti più salienti che illuminano il loro contributo a una spiritualità ecologica condivisa e generativa. A loro guardiamo con rispetto e apprezzamento, nella convinzione che attraverso i secoli hanno sviluppato forme di sapienza. In esse non mancano gli aiuti dello Spirito Santo e i semi del Verbo.[211] Certamente solo nel cristianesimo troviamo grandi contenuti propri, quali: l’impronta trinitaria nella creazione, la mediazione creazionale del Logos, il significato centrale dell’incarnazione e della Pasqua di Cristo, l’intima azione vivificante e divinizzante dello Spirito Santo, il valore unico dell’Eucaristia, il compimento escatologico in e per Cristo, il ruolo della Chiesa come sacramento universale di salvezza, solo per indicare alcuni aspetti salienti. Pertanto, non intendiamo cercare un minimo comune denominatore tra le religioni, ma offrire degli elementi per costruire dei ponti a partire dalla fede cristiana, per promuovere la collaborazione nella condivisione di alcune convinzioni di fondo. Con altre grandi tradizioni spirituali e religiose condividiamo infatti, nonostante la grande diversità di presupposti e approcci, l’eredità dell’amore e della cura della Casa comune.

134. [Giudaismo]. Basandosi sulla visione del mondo della Sacra Scrittura, diverse correnti del giudaismo propongono una profilata e articolata etica della responsabilità verso il mondo naturale che Dio ha creato e affidato agli esseri umani come suoi amministratori. A partire dal divieto di qualsiasi forma di distruzione e degrado del pianeta, come stigmatizza il Midrash: «Non distruggere il mio mondo, perché se lo fai, non ci sarà nessuno dopo di te che lo riparerà».[212]

Dimenticare l’autorità divina e deviare dall’ordine stabilito da Dio significa compiere un’ingiustizia verso Dio e verso tutte le altre creature. Essa può essere rimediata solo dagli esseri umani stessi, ed è per questo che la «riparazione del mondo» (Tikkun olam) è una delle principali preoccupazioni dei gruppi ebraici moderni, che collegano la giustizia sociale e la crisi ambientale.[213] La risposta ebraica alla crisi ecologica ha pertanto un fondamento assai profondo, essendo intimamente legata all’antica tradizione di fede che afferma l’impegno responsabile degli esseri umani nei confronti della terra che Dio ha loro affidato. Finché Israele osserverà la volontà di Dio, si terrà lontano dagli idoli e praticherà la giustizia, la terra sarà feconda e fertile, promette la Scrittura; diversamente, perderà la sua fertilità e lo stesso popolo sarà distrutto (cf. Dt 6,10-15). Sussiste infatti un patto invisibile e fondamentale che lega Dio, che ha creato il mondo, a tutte le creature, e in modo specifico agli esseri umani come suoi custodi e amministratori della creazione (Gn 2,15).

135. [Islam]. Il valore intrinseco della creazione nell’islam si fonda sul fatto che essa è interamente segno (āya) di Dio. Il Corano invita costantemente a contemplarla per riconoscere la signoria di Dio. Inoltre, la creazione non è un’entità semplicemente inerte o muta, poiché «non vi è nulla che non celebri la Sua lode».[214] Sebbene, secondo l’islam, la sovranità (mulk) sulla creazione appartenga esclusivamente a Dio, Egli la affida all’essere umano come deposito (amāna). L’uomo riceve così la missione di custodire la creazione come amministratore fedele, senza poter disporre di essa in modo dispotico. L’essere umano, nonostante l’umiltà della sua origine dall’argilla, si distingue rispetto al resto della creazione in quanto costituito rappresentante o vicario (khalīfa) di Dio mediante la ricezione dei nomi di Dio. Questa comprensione del ruolo dell’essere umano nel suo rapporto con gli altri esseri creati è molto vicina alla concezione dell’immagine di Dio testimoniata nei racconti biblici (cf. cap. 2), aprendo così la strada alla collaborazione tra cristiani e musulmani nel campo dell’ecologia. È vero che, secondo l’islam, Dio ha assoggettato la creazione al servizio dell’essere umano (taskhīr), ma l’orizzonte ultimo rimane radicalmente teocentrico: la lode di Dio. Inoltre, gli esseri dipendono gli uni dagli altri per il proprio sostentamento e costituiscono tra loro delle comunità.[215] Infine, è necessario menzionare le implicazioni ecologiche della convinzione fondamentale dell’islam circa l’unità di Dio (tawḥīd). Dio è uno e tutte le cose nel mondo fanno parte della Sua creazione. Di conseguenza, esiste un’unità fondamentale della creazione, fondata sulla radicale unità della divinità. Ecco un ulteriore punto di possibile incontro tra islam, ebraismo e cristianesimo.[216]

136. [Induismo]. L’antica sapienza indù interpreta la genesi del mondo come una discesa sacrificale dell’Uno originario.[217] È per questo che il mondo, a sua volta, è destinato a compiere un’ascesa sacrificale verso il suo Principio in un dinamismo di relazionalità reciproca. L’Uno originario dota gli esseri umani della capacità di partecipare alla coscienza primigenia, attraverso la quale è possibile vivere in sintonia con il supremo dinamismo che regge il cosmo.[218] A motivo di questa insistenza sull’unità fondamentale della coscienza, la visione indù del mondo, dell’Essere supremo e dell’umanità è cosmoteandrica, poiché mostra sia l’unità intima sia il significato intrecciato tra l’essere supremo, il mondo e l’umanità. La natura finita del mondo e dell’umanità raggiunge la sua pienezza nell’unione con l’Uno infinito partecipando alla coscienza originaria di Esso. Questa coscienza è promossa dalla visione non dualistica della realtà, con cui si viene a percepire che «il mondo intero è un’unica famiglia» (vasudhaiva kutumbakam).[219] Questa coscienza infonde nell’essere umano un profondo legame etico con tutti gli altri esseri, governato dalle virtù della compassione, della bontà e del servizio. Questo è il fondamento basilare del Dharma indù, l’impegno fondamentale verso il mondo, l’essere supremo e l’umanità. Questa etica della compassione, della gentilezza e del servizio si dispiega nella sfera geologica, biologica e spirituale del mondo ed esige la protezione delle condizioni ambientali in vista del bene comune.

137. [Buddhismo]. La tradizione buddista postula un profondo rispetto per tutti gli esseri viventi, invitando ad avvicinarsi a loro con compassione e amorevole bontà. Si racconta che nella sua illuminazione, il Buddha ha percepito infatti l’interconnessione radicale di tutti i fenomeni naturali: un’esperienza che lo avvicina in qualche modo alla percezione della fraternità e sororità cosmica vissuta da san Francesco d’Assisi, richiamata e approfondita dalla Laudato si’. Nella visione ispirata al Buddha le nostre vite non sono il risultato di una causa unica e isolata: al contrario, hanno origine dalla confluenza di molteplici cause e condizioni. Noi esseri umani dobbiamo imparare a rispettare ogni forma di vita perché tutti gli esseri viventi sono tra loro collegati e formano un’armoniosa unità. Da qui deriva che una vita retta richiede il rispetto e la cura amorevole di tutti gli esseri viventi.[220] Nella prospettiva buddista ilconcetto di Dharma si accompagna al concetto di ahimsa,[221] con cui è espresso un principio etico che il buddismo condivide con l’induismo e il giainismo e che impone di astenerci dal fare del male agli altri esseri viventi. Oggi, molte persone impegnate a promuovere una cultura ecologica traggono ispirazione dai principi buddisti di interconnessione, compassione e ahimsa.

138. [Confucianesimo]. Secondo il confucianesimo, nella tradizione religiosa e culturale della Cina, benché la vita sia disposta e articolata su diversi livelli, l’intero cosmo ne è partecipe in unità e armonia. La virtù cosmica e suprema che regola il cielo e la terra è quella di trasmettere e amare la vita. La vita e l’esercizio delle virtù sono dunque strettamente correlati, così che l’etica confuciana è essenzialmente un’etica della virtù. Ren (benevolenza, umanità) è tra tutte la virtù più fondamentale e più grande, perché quando c’è benevolenza c’è vita e l’essere umano è veramente tale. Le cose tutte dell’universo amano la propria esistenza e cercano di conservarla e farla fiorire, confidando di essere protette in modo naturale da qualsiasi forma di danno. La pienezza della vita si manifesta negli esseri umani, perché ne sono l’espressione più spirituale. Il cuore dell’essere umano è il cuore del cielo e della terra, perché ne condivide lo stesso Tao (principio), e per questo deve essere un cuore benevolo. Gli esseri umani e le cose tutte del cielo e della terra sono profondamente interconnessi, formando una “benevolenza della totalità”. Ogni essere umano sviluppando la propria vita, deve sviluppare insieme la vita delle innumerevoli cose dell’universo.[222] La chiave della visione ecologica del confucianesimo è il concetto di Ren (benevolenza), in quanto virtù la più fondamentale e importante, che significa la capacità di essere un unico corpo con tutto ciò che vive, sentendo come proprio il dolore delle altre persone e di tutte le cose.

139. [Religioni africane]. La percezione dell’unità del creato è molto presente anche nelle tradizioni religiose dell’Africa subsahariana.[223] La visione del mondo che esse esprimono si articola spesso attorno a una visione olistica che combina le dimensioni teologica, cosmica e antropologica. La sfera della vita divina, quella dell’universo fisico e quella del mondo umano esistono in una reciproca compenetrazione. In diversi casi si contempla l’opera di una divinità a cui si deve l’origine del mondo, che risulta abitabile perché ciascuna delle sue parti è governata da diverse manifestazioni della trascendenza. Gli elementi cosmici (il cielo, la terra, le acque, i boschi o il fuoco) sono realtà potenzialmente ierofaniche,[224] essendo in profondità vitalmente connessi con il Divino.[225] Essi richiedono un sacro rispetto e un trattamento reverenziale. Anche il mondo umano reca in sé una dimensione divina, che si esprime nella vita che lo anima, nella forza che lo sostiene e nell’interdipendenza che lo lega a tutti gli esseri e a tutte le forze dell’universo. Un’energia sacra unisce gli esseri umani agli altri animali, alle piante, agli esseri inanimati e al mondo divino. L’essere umano è chiamato a relazionarsi con gli altri esseri con riverenza e comunione, perché il suo compito è stabilire la comunione tra il mondo terreno e il mondo divino.[226]

140. [Religioni originarie americane e oceaniche]. La cosmovisione dei popoli originari, ovvero la religione cosmica delle società tribali,[227] si trasmette attraverso narrazioni in cui tutti gli esseri del mondo raccontano le proprie storie e, così facendo, manifestano i significati più profondi del mondo e degli esseri umani che vi sono intrecciati. In tal modo viene descritto il mondo e allo stesso tempo viene indicato come occorre vivere in esso. In questa cosmovisione le comunità indigene esprimono l’esperienza del loro inserimento in un intreccio di relazioni rispettose con le loro terre, gli animali e le piante che vi abitano, che rende possibile il sostentamento di tutti. Questa forma ancestrale di coscienza ecologica persiste tuttora nella vita e nelle tradizioni dei popoli originari delle Americhe, e si ritrova anche nell’ Oceania.[228]

141. [Convergenze]. Senza voler forzare le interpretazioni e pur tenendo conto delle differenze, poiché non tutte le religioni presentate riconoscono esplicitamente l’esistenza di un Creatore personale, nelle testimonianze qui sinteticamente esposte risuonano alcuni motivi ricorrenti, sebbene formulati in modi diversi. Non tutti questi elementi, tuttavia, sono presenti in ciascuna delle religioni considerate. Tra gli elementi più comuni si possono evidenziare: (1) l’unità e l’interconnessione di tutto ciò che esiste, considerate come un valore in sé e come un’esigenza etica; (2) il riconoscimento del dovere di rispettare e avere compassione verso tutti gli esseri, in ragione di una certa sacralità intrinseca della natura, declinata secondo prospettive molto diverse; (3) la peculiare responsabilità dell’essere umano nella custodia di ciò che esiste.

Le tradizioni religiose che ammettono l’esistenza di un principio creatore, ciascuna a suo modo, sottolineano l’importanza fondamentale della relazione con Dio e con la creazione. Evidentemente, la compassione e la cura nei confronti della creazione – o del mondo esistente, nei casi in cui non sia presente una concezione della creazione – non possono prescindere dall’attenzione misericordiosa verso il prossimo. Con diverse sfumature e modalità, le varie tradizioni che accolgono l’idea di un Creatore trascendente sottolineano il ruolo decisivo delle tre relazioni fondamentali per il pieno compimento della vita dell’essere umano e per il bene del pianeta. Molti di questi aspetti, nel loro nucleo etico fondamentale, sono compatibili con la visione cristiana. Pertanto, dal punto di vista della fede cristiana, le porte sono aperte a una collaborazione interreligiosa nel compito comune della custodia rispettosa di tutto il creato, al servizio del fiorire della vita e della comunione con il Trascendente, che è all’origine ed è il fondamento di ogni vita.