Noi, Consiglio dei Patriarchi e Capi delle Chiese di Gerusalemme, siamo qui oggi a Taybeh in solidarietà con la comunità locale, in seguito all’intensificarsi di attacchi sistematici e mirati contro di essa e la sua presenza. Chiediamo preghiere, attenzione e azione da parte del mondo, in particolare dei cristiani a livello globale.
Lunedì 7 luglio 2025, israeliani radicali provenienti da insediamenti vicini hanno appiccato intenzionalmente un incendio nei pressi del cimitero cittadino e della chiesa di San Giorgio, risalente al V secolo. Taybeh è l’ultima città interamente cristiana rimasta in Cisgiordania. Queste azioni rappresentano una minaccia diretta e intenzionale, prima di tutto per la nostra comunità locale, ma anche per il patrimonio storico e religioso dei nostri antenati e dei luoghi sacri. Di fronte a tali minacce, il più grande atto di coraggio è continuare a chiamare questa città casa vostra. Siamo al vostro fianco, sosteniamo la vostra resilienza e vi preghiamo.
Ringraziamo i residenti locali e i vigili del fuoco per aver spento l’incendio prima che i nostri luoghi sacri venissero distrutti, ma ci uniamo alle voci dei sacerdoti locali – greco-ortodossi, latini e greco-cattolici melchiti – lanciando un chiaro appello a sostenere la causa di fronte ai ripetuti e sistematici attacchi di questi radicali, che si fanno sempre più frequenti.
Negli ultimi mesi, i radicali hanno condotto il loro bestiame a pascolare nelle fattorie dei cristiani sul lato est di Taybeh – la zona agricola – rendendole inaccessibili nella migliore delle ipotesi, ma danneggiando nel peggiore dei casi gli uliveti da cui dipendono le famiglie. Il mese scorso, diverse case sono state attaccate da questi radicali, che hanno appiccato incendi e affisso un cartellone pubblicitario che diceva, tradotto in inglese, “non c’è futuro per te qui”.
La Chiesa è presente con fedeltà in questa regione da quasi 2000 anni. Respingiamo fermamente questo messaggio di esclusione e riaffermiamo il nostro impegno per una Terra Santa che sia un mosaico di diverse fedi, che convivono pacificamente in dignità e sicurezza.
Il Consiglio dei Patriarchi e dei Capi delle Chiese chiede che questi estremisti siano chiamati a rispondere delle loro azioni di fronte alle autorità israeliane, che ne facilitano e ne consentono la presenza intorno a Taybeh. Anche in tempo di guerra, i luoghi sacri devono essere protetti. Chiediamo un’indagine immediata e trasparente sul perché la polizia israeliana non abbia risposto alle chiamate di emergenza della comunità locale e perché queste azioni abominevoli continuino a rimanere impunite.
Gli attacchi dei coloni contro la nostra comunità, che vive in pace, devono cessare, sia qui a Taybeh che altrove in Cisgiordania. Questo fa chiaramente parte degli attacchi sistematici contro i cristiani che vediamo diffondersi in tutta la regione.
Inoltre, chiediamo ai diplomatici, ai politici e ai funzionari ecclesiastici di tutto il mondo di offrire una voce schietta e orante alla nostra comunità ecumenica di Taybeh, affinché la loro presenza possa essere garantita e possano vivere in pace, pregare liberamente, coltivare senza pericoli e vivere in una pace che sembra scarseggiare.
Ci uniamo ai nostri confratelli di Taybeh nel ribadire questo messaggio di speranza di fronte a una minaccia persistente: “la verità e la giustizia alla fine prevarranno”. E ricordiamo le parole del profeta Amos, che diventano la nostra preghiera in questo momento difficile: “che la giustizia scorra come l’acqua e la rettitudine come un torrente perenne”.
+ Patriarchi e Capi delle Chiese di Gerusalemme





