14/09/2026 – Studio e fraternità, dialogo e preghiera hanno caratterizzato le Giornate residenziali di formazione per il vescovo Vincenzo Viva e i presbiteri della Chiesa di Albano, che si sono svolte in due turni presso l’Hotel Villa Lina di Fiuggi, dal 24 al 27 agosto e poi dal 31 agosto al 3 settembre, sul tema “Abitare il mistero con cuore di pastore: interiorità, relazioni e discernimento del presbitero oggi”. Un appuntamento consueto a inizio del nuovo anno pastorale, da cui sono emersi, da un lato, un’esigenza di interiorità e condivisione, di confronto e meditazione, dall’altro la necessità di armonizzare – tra le difficoltà quotidiane e la missione evangelizzatrice – la dimensione personale e spirituale con l’azione pastorale, di coltivare con cura e attenzione il rapporto con Dio, con i confratelli e con le comunità.
«Le Giornate trascorse a Fiuggi – ha detto il vescovo di Albano, Vincenzo Viva – sono state molto intense e partecipate da parte del nostro presbiterio. Oltre a una diffusa esigenza di fraternità e di cura della propria interiorità, sono emersi anche il bisogno di raccontarsi, non solo di parlarsi, e la necessità di momenti di confronto fraterno, che scende a un livello più profondo». Ad accompagnare il clero diocesano nei giorni della formazione sono stati monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, segretario del Dicastero per il Clero, monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena – Nonantola e vescovo di Carpi, don Enrico Brancozzi, vicedirettore dell’Istituto Teologico Marchigiano e padre Giuseppe Crea, docente di Psicometria all’Università Pontificia Salesiana. «I relatori – aggiunge Viva – hanno aiutato molto nel riflettere sulla teologia del ministero, sulle fatiche del ministero ordinato, ma soprattutto hanno offerto anche degli spunti per il confronto all’interno dei gruppi di studio e tra gli stessi partecipanti. Il prossimo anno vivremo la formazione del presbiterio all’interno della 77ª Settimana Liturgica Nazionale, che sarà ospitata nella nostra diocesi di Albano, al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo».
Le giornate, inoltre, accanto all’aggiornamento teologico hanno offerto ai partecipanti anche un’occasione di fraternità, per cui il programma è stato integrato con momenti di condivisione e di conoscenza del territorio. A coordinarle, è stato don Alessandro Saputo, Vicario episcopale per il coordinamento della Pastorale e per la formazione permanente del clero: «Sono state – ha detto don Alessandro Saputo – giornate molto intense, molto forti: soprattutto è emersa la bellezza di poter condividere con i fratelli quello che si vive ogni giorno, riscoprendo nel dialogo la possibilità di condividere i pesi che si portano nel cuore e scoprire che, così, diventano più leggeri».
Don Saputo ha poi sottolineato alcuni elementi emersi: «In questi giorni – ha aggiunto – ci hanno accompagnato due immagini che sono un po’ la rappresentazione della situazione in cui oggi si trova il presbitero: il guado e le braci. Stare in mezzo al guado di un fiume, che è il cambiamento di epoca che stiamo vivendo, significa aver lasciato una riva sicura, quella di un’epoca di cristianità nella quale forse le cose sembravano più chiare e definite, molto più coerenti con l’esperienza cristiana, seppure forse spente e ripetitive, e vedere dall’altra parte una riva ancora lontana. Da qui emergono due tentazioni: da una parte, sperare di ritornare indietro a quella riva sicura, dall’altra raggiungere l’altra riva troppo velocemente, col rischio di abbandonare e farsi trasportare dalla corrente del tempo». Suggestiva anche l’immagine delle braci: «Sono quelle – aggiunge don Saputo – che il presbitero avverte dentro di sé, con la certezza che il Signore ha acceso un fuoco, ma che tuttavia, a volte, rischia di spegnersi, se viene buttata sul fuoco della nostra passione ministeriale, la cenere degli impegni, della tristezza, della solitudine. Rispetto a quest’ultima dimensione, tuttavia, è emersa una distinzione molto interessante, tra solitudine negativa, che porta il presbitero a non sentirsi accompagnato dalla comunità, dai confratelli o dal proprio vescovo, e una solitudine positiva, necessaria per coltivare relazioni profonde e per ritrovare l’equilibrio attraverso l’incontro con Dio».
Il tema, “Abitare il mistero con cuore di pastore: interiorità, relazioni e discernimento del presbitero oggi”, è stato affrontato dai relatori con interventi puntuali e approfonditi, che hanno aiutato la riflessione e il confronto tra i partecipanti.
Monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena – Nonantola e vescovo di Carpi, ha incentrato la sua relazione sul tema “Pastori nella Chiesa e nel mondo di oggi. Una sfida e una grazia”. «Presbiteri e vescovi, nei rispettivi ambiti – ha sostenuto Castellucci – si potrebbero designare come “segni sacramentali che è Cristo il Pastore”. Il cambiamento rispetto alle formule cristologiche precedenti è sostanziale. I pastori umani, ordinati presbiteri e vescovi, hanno il compito di rammentare efficacemente, che è il Signore risorto a radunare l’assemblea attraverso il dono della parola di vita eterna, a costruire la comunità attraverso il dono dei sacramenti e a rafforzare i legami di fraternità tra i battezzati e ad inviarli, ciascuno con un dono differente, a testimoniare e innestare nel mondo carità e giustizia».
Monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, segretario del Dicastero per il Clero, ha invece seguito il tema “Sacerdoti in mezzo al guado nel cambio d’epoca”: «Per stare in mezzo al guado – ha detto Redaelli – occorre accogliere “questo” tempo come tempo che ci viene dato dal Signore e di cui essere responsabili con pazienza, fortezza e umiltà, sentirsi a servizio del Regno di Dio e non fuggire nel futuro immaginato e non ripiegarsi sul passato e su schemi non più attuali».
Padre Giuseppe Crea, docente di Psicometria all’Università Pontificia Salesiana, è intervenuto sul tema “Ravvivare il dono: formazione interiore ed equilibrio pastorale nel ministero presbiterale”: «Il sacerdozio – ha spiegato Crea – non è un ruolo funzionale o un merito acquisito, ma un dono gratuito che necessita di essere continuamente riconosciuto, accolto e “ravvivato”. C’è l’urgenza di un nuovo equilibrio pastorale. L’efficacia dell’apostolato non si misura sulla quantità delle iniziative, ma sulla qualità della presenza».
Infine, don Enrico Brancozzi, vicedirettore dell’Istituto Teologico Marchigiano, ha analizzato la visione del ministero scaturita dal concilio Vaticano II e la complessità e il fascino delle sfide attuali che interrogano il ministero oggi. «Gli interrogativi di natura ecclesiologico-fondamentale – ha detto Brancozzi – hanno lasciato il passo a questioni di carattere pastorale e pratico. È legittimo chiedersi: quali sono le questioni che chiedono di essere affrontate con coraggio? Quali occasioni di grazia offre il nostro tempo?».







