05/10/2026 – Giovedì 5 novembre, presso il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo, si è svolto l’evento “Insieme è possibile. Una pedagogia della corresponsabilità”, in cui sono stati presentati al territorio i risultati del progetto triennale sull’educazione alla legalità “Insieme è possibile”, proposto dalla Diocesi di Albano, le Procure di Velletri e di Latina e dal Segretariato della Procura della Repubblica di Roma presso la Corte d’appello, che ha coinvolto le scuole di ogni ordine e grado del territorio diocesano.
L’evento è stato organizzato dalla Diocesi di Albano, in particolare dall’ufficio per l’Educazione, la scuola e l’insegnamento della Religione cattolica, diretto da Gloria Conti, e dalla Procura di Velletri, con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Presenti in sala circa milleduecento persone, insieme al vescovo di Albano, Vincenzo Viva, al Procuratore di Velletri, Carlo Villani, all’ex Procuratore Giancarlo Amato, a rappresentanti delle istituzioni, ai sindaci del territorio, magistrati, esponenti delle forze dell’ordine, dirigenti scolastici e molti presbiteri della diocesi di Albano.
Impossibilitato a presenziare per altri impegni istituzionali, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha inviato un messaggio al vescovo Viva e ai partecipanti all’evento, che è stato letto durante la mattinata: «La costruzione di una solida alleanza educativa – ha scritto il ministro Valditara, esprimendo un sincero apprezzamento per il percorso intrapreso – capace di promuovere la cultura della legalità e il senso di responsabilità civica rappresenta un contributo di grande valore alla formazione delle giovani generazioni. La scuola, in particolare, è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale nel trasmettere il rispetto delle regole, il senso dello Stato e l’attenzione al bene comune, affinché tali principi diventino parte integrante della vita quotidiana dei nostri ragazzi».
Il progetto, il percorso triennale e il rapporto finale sono stati illustrati da Pierpaolo Triani, professore ordinario di Pedagogia generale e sociale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, mentre in una tavola rotonda sul valore della collaborazione tra scuola, istituzioni e territorio hanno dialogato, moderati dalla docente Patrizia Panecaldo, il vescovo Vincenzo Viva, il sindaco di Castel Gandolfo, Alberto De Angelis, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri, Carlo Villani e Fabio Gasperini, presidente della Fondazione BCC dei Castelli Romani e Tuscolo.
Nel corso della mattinata, poi, si sono alternate le testimonianze, le domande e le esibizioni canore e musicali degli studenti e delle studentesse delle scuole del territorio, giunti in massa accompagnati dai loro docenti e dirigenti scolastici.
«Siamo convinti – ha detto il vescovo di Albano, Vincenzo Viva – che la legalità non si insegna come una materia: si deve sperimentare. Un ragazzo non diventa onesto solo se ha studiato la Costituzione, ma perché ha incontrato adulti credibili, perché ha visto che la parola data vale, che la regola non è una restrizione di libertà, ma la forma della fiducia reciproca e la strada che assicura vera libertà e dignità a tutti. La legalità è, in fondo, la grammatica di una comunità che vuole vivere bene, in modo libero, nel rispetto di tutti. Questo progetto ha avuto il merito di rimettere nella stessa stanza chi normalmente non si incontra: insegnanti, magistrati, amministratori, forze dell’ordine, associazioni come Libera, sacerdoti. E i ragazzi hanno visto adulti diversi dire, con linguaggi diversi, la stessa cosa. Penso che questo abbia un valore educativo enorme. Il Report raccoglie tanto materiale didattico, tanti percorsi e contributi. È sorprendente e bisogna ringraziare, in particolare, i ragazzi e i docenti».
Il vescovo ha poi sottolineato il ruolo della comunità ecclesiale a sostegno dell’educazione e della promozione della legalità: «Come Chiesa – ha aggiunto Viva – entriamo in questo campo perché il Vangelo ci dice che ogni persona ha una dignità inviolabile, e dove la dignità viene calpestata dalla sopraffazione, dal ricatto e dall’illegalità, la fede diventa necessariamente impegno civile. Vorrei indicare, brevemente, tre prospettive per questo percorso: la prima è la continuità, per non correre il rischio che il progetto possa diventare un bel ricordo. Vorrei che “Insieme è possibile” non fosse un’edizione, ma un metodo. La seconda prospettiva è favorire il protagonismo dei ragazzi, far sì che i giovani parlino ai giovani, mentre la terza è coinvolgere famiglie e territorio: la comunità educante non è completa se manca chi, la sera, siede a tavola con i ragazzi. Vorrei che la prossima tappa coinvolgesse i genitori, le associazioni, i commercianti, i luoghi di lavoro».
La direttrice dell’ufficio diocesano per l’Educazione, la scuola e l’insegnamento della Religione cattolica, Gloria Conti ha voluto innanzitutto esprimere un ringraziamento a quanti hanno preso parte al progetto “Insieme è possibile”: «Il mio – ha detto Gloria Conti – vuole essere un grazie corale, anche a nome del vescovo e della diocesi, a chi ha creduto, collaborato, sostenuto e incoraggiato il progetto, a chi è presente e a chi avrebbe desiderato esserci, a chi ha lavorato in prima linea e a chi, silenziosamente, ha offerto un contributo prezioso. Le alunne, gli alunni, gli studenti e le studentesse delle nostre scuole, di ogni ordine e grado, sono i primi germogli di quel cambiamento che abbiamo cercato di seminare in questi tre anni. Non sappiamo ancora quali frutti matureranno, ma sappiamo che qualcosa è cresciuto: nelle coscienze, nelle relazioni e nel modo di guardare agli altri. Il Rapporto non è dunque il punto di arrivo di un’esperienza da archiviare, ma una memoria viva dalla quale ripartire, per raggiungere altre scuole, altre comunità e altri giovani. In questi tre anni abbiamo imparato una lezione semplice, ma fondamentale: nessuno educa da solo, nessuna istituzione basta a sé stessa e ogni autentico cambiamento nasce dall’incontro, dalla fiducia e dalla responsabilità condivisa».
Estratto per la stampa del Primo Rapporto triennale 2024–2026. Il progetto Insieme è possibile e la responsabilità educativa condivisa
Educare alla legalità significa imparare a partecipare alla vita della comunità, riconoscere i diritti degli altri e prendersi cura dei beni comuni. È il filo conduttore del Primo Rapporto triennale sull’educazione alla legalità alla cittadinanza e alla partecipazione nelle scuole della diocesi di Albano, promosso dall’Ufficio per l’Educazione, la Scuola e l’IRC. Il documento raccoglie e interpreta il cammino del progetto Insieme è possibile negli anni 2024–2026: oltre cento esperienze, secondo il rapporto, nelle quali scuole, famiglie, istituzioni e associazioni condividono la formazione delle nuove generazioni.
I numeri e il cammino del triennio
Nel 2024 la sintesi delle schede censisce 27 istituzioni scolastiche distinte: 16 del primo ciclo e 11 secondarie di secondo grado. Il lavoro si concentra sulle regole della convivenza, sulla Costituzione, sulla prevenzione del bullismo e del cyberbullismo e sulla memoria delle vittime delle mafie. Il coinvolgimento della scuola dell’infanzia introduce questi temi attraverso il gioco, la cooperazione e la cura dell’altro.
Per il 2025 il capitolo di bilancio indica 25 scuole aderenti e 36 percorsi complessi. Si ampliano i contenuti e le forme della partecipazione: contrasto alla violenza di genere, inclusione, sostenibilità e pace entrano in progetti che coinvolgono direttamente gli studenti.
Nel 2026 le istituzioni scolastiche distinte diventano 34, il valore più alto del triennio: 24 istituti comprensivi e 10 istituti superiori. La sintesi raccoglie 31 schede progettuali, alcune condivise da più scuole. Istituzioni, schede e percorsi sono dunque unità diverse: i conteggi annuali non vanno sommati per ricavare il numero delle scuole uniche del triennio.
Dalla memoria delle mafie alla cura della comunità
Il contrasto alle mafie resta un asse centrale. Le vicende di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino, Peppino Impastato, don Pino Puglisi e don Giuseppe Diana alimentano il confronto sul coraggio civile, sul rifiuto dell’omertà e sulla responsabilità personale. A questo nucleo si collegano la partecipazione democratica, il volontariato, il dialogo interculturale, l’inclusione e la prevenzione delle discriminazioni e della violenza.
L’educazione ambientale traduce la cittadinanza in gesti quotidiani: riduzione degli sprechi, raccolta differenziata e cura degli spazi scolastici. Il percorso accompagna le diverse età, dalle prime esperienze di condivisione fino all’analisi critica della giustizia sociale e dell’uso delle tecnologie. Laboratori, dibattiti, simulazioni e attività di servizio alla comunità affiancano lo studio delle regole e ne rendono visibili le conseguenze.
Una rete educativa che attraversa il territorio
La scuola mantiene la regia didattica e costruisce alleanze con famiglie, Comuni, magistratura, Forze dell’ordine, Polizia locale, Protezione civile e Terzo settore. Nel rapporto compaiono, tra gli altri, Caritas, Libera, Comunità di Sant’Egidio, gruppi scout e associazioni ambientali. Le famiglie partecipano a laboratori aperti e momenti di restituzione. La comunità ecclesiale facilita i rapporti; l’Insegnamento della Religione Cattolica dialoga con l’educazione civica e con le altre discipline, nel rispetto della laicità della scuola e del pluralismo culturale.
Un riferimento concreto è il Protocollo d’intesa sottoscritto il 12 marzo 2024 tra la Diocesi di Albano e la Procura della Repubblica di Velletri, con un impegno di almeno tre anni per promuovere la legalità e contrastare la violenza di genere tra i giovani. Il rapporto colloca questa collaborazione in una rete che valorizza il confronto diretto degli alunni con i magistrati.
Le esperienze e i risultati osservati
Le schede del 2026 raccontano come la responsabilità si traduca in azioni. Al liceo Chris Cappell College di Anzio, la collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, il centro antiviolenza Marielle Franco di Nettuno e Libera ha dato vita a percorsi dedicati alle persone indigenti, alle donne vittime di violenza e ai territori segnati dalla criminalità organizzata. Il 1° aprile si è svolto un concerto di beneficenza per le persone senza dimora; dal 7 al 10 aprile una classe ha partecipato a un campo antimafia presso la cooperativa Al di Là dei Sogni, a Sessa Aurunca, su un bene confiscato.
All’IIS Sandro Pertini di Genzano, le classi della sede di Albano hanno affrontato la violenza di genere anche attraverso un processo simulato il 18 febbraio 2026 e un successivo lavoro con esperti di psicologia giuridica e avvocati. La scheda riferisce una maggiore capacità degli studenti di riconoscere i segnali della violenza e chiedere aiuto. Al Chris Cappell College, le riflessioni raccolte indicano apprendimenti sulla collaborazione e sulla possibilità di mettere le proprie capacità al servizio degli altri.
Nel bilancio complessivo, i risultati riguardano soprattutto il protagonismo degli studenti, il lavoro cooperativo e il consolidamento delle relazioni tra scuola e territorio. Sono esiti descritti nelle schede e nelle osservazioni dei docenti. Emergono anche difficoltà: tempi scolastici limitati, collaborazione non uniforme tra insegnanti, incontri non realizzati e fatica nel coinvolgere tutti gli alunni con continuità. Il bisogno di strumenti condivisi di monitoraggio resta una questione aperta.
Le prospettive per consolidare il progetto
Il rapporto propone di formalizzare un curricolo verticale diocesano per la cittadinanza, stabilizzare le alleanze attraverso protocolli pluriennali e investire nella formazione permanente dei docenti. Tra le prospettive figurano un centro digitale di documentazione delle esperienze, consulte giovanili, reti di educazione tra pari e percorsi continuativi di volontariato. È inoltre proposta l’istituzione di un Osservatorio diocesano sulla cittadinanza e la comunità educante, dedicato ai bisogni emergenti e alla valutazione dell’impatto.
Le nuove priorità comprendono l’intelligenza artificiale, la sicurezza digitale, l’educazione alla pace, la sostenibilità e le fragilità emotive degli adolescenti. La direzione indicata è rendere stabile il lavoro comune: una scuola capace di formare cittadini consapevoli attraverso l’esperienza, sostenuta da una comunità che condivide la responsabilità di educare.







