CUSTODI DI FRATERNITÀ. IL DIALOGO ISLAMO-CRISTIANO SULLE ORME DI SAN FRANCESCO D’ASSISI

di Massimo de Magistris

direttore Ufficio Ecumenismo e Dialogo Interreligioso

Diocesi di Albano

«È il momento di promuovere una nuova etica del dialogo: una cultura della complessità, della flessibilità e dell’amicizia. Non si tratta più di temere o di tenere a distanza “l’altro credente”, un’altra civiltà, un altro modo di pensare, ma di osare l’incontro (55)».

Così la nota UN CAMMINO DI SPERANZA. Sessant’anni di dialogo e di fratellanza interreligiosa alla luce della Dichiarazione conciliare Nostra aetate pubblicata il 16 settembre scorso congiuntamente dai Dicasteri per la Dottrina della Fede, per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso e ratificata da papa Leone XIV, rilancia l’urgenza del dialogo interreligioso nell’attuale contesto di pluralismo.

Anche per rispondere a questo appello, l’Ufficio Ecumenismo e Dialogo interreligioso della Diocesi di Albano, propone a conclusione del Tempo del Creato 2026 e dell’ottocentenario del transito di san Francesco d’Assisi, un dialogo aperto con il Vescovo S.E.Mons. Vincenzo Viva, il dott. Mustafà Cenap Aydin (presidente dell’istituto Tevere di Roma) e sr. Mary T. Barron (nsa, membro consultore del Dicastero per il Dialogo interreligioso): CUSTODI DI FRATERNITÀ. IL DIALOGO ISLAMO-CRISTIANO SULLE ORME DI SAN FRANCESCO D’ASSISI che si terrà domenica 4 ottobre alle ore 18 presso il Convento dei Cappuccini di Albano.

Il modello del poverello di Assisi, è infatti ancora oggi universalmente un paradigma efficace di incontro e dialogo che anche papa Francesco volle scegliere come fonte di ispirazione proprio nell’incipit della sua enciclica Fratelli tutti pubblicata il 3 ottobre del 2020.

Ricordando l’episodio della sua visita al sultano Malik-al-Kamil in Egitto nel 1219, in un contesto drammatico come quello delle crociate, l’enciclica ricorda che San Francesco, senza negare la propria identità… non faceva la guerra dialettica imponendo dottrine, ma comunicava l’amore di Dio… Colpisce come, ottocento anni fa, Francesco raccomandasse ai suoi frati di evitare ogni forma di aggressione o contesa e anche di vivere un’umile e fraterna “sottomissione”, pure nei confronti di coloro che non condividevano la loro fede (FT 3-4).

Superando la rigidità delle polarizzazioni, la nota UN CAMMINO DI SPERANZA può costituire un valido approfondimento in vista dell’evento del 4 ottobre, ricordando che la Chiesa invita tutti a diventare «costruttori di ponti, non di muri», artigiani di pace e di fraternità, capaci di accogliere l’altro nella sua differenza, di riconoscerne le ricchezze spirituali e di collaborare alla costruzione di una società più giusta e più umana. 

Come ha auspicato Papa Leone XIV: «La testimonianza della nostra fraternità, che mi auguro potremo mostrare con gesti efficaci, contribuirà certamente a edificare un mondo più pacifico, come desiderano in cuor loro tutti gli uomini e le donne di buona volontà» (59).