Alla Porziuncola i santuari mariani del Mediterraneo si incontrano nel segno della pace
Nel 40° anniversario dello Spirito di Assisi, l’incontro presieduto dal cardinale George Koovakad ha riunito i rappresentanti dei santuari mariani del Mediterraneo. Al centro, le testimonianze di dialogo interreligioso e un manifesto per costruire una rete di luoghi di pace.
Nel Mediterraneo segnato dalle guerre e dalle divisioni, la figura di Maria può diventare un punto di incontro tra popoli e tradizioni religiose differenti. È questa la prospettiva che ha animato «Il Magnificat del Mediterraneo», l’incontro interreligioso svoltosi giovedì 29 ottobre nella Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi, presieduto dal cardinale George Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, alla presenza di numerosi responsabili dei santuari mariani del bacino mediterraneo.
L’appuntamento ha concluso le tre giornate dell’iniziativa «Maria, via di dialogo e pace per il Mediterraneo», promossa dal Centro Oikos Mediterraneo, dalla Pontificia Accademia Mariana Internationalis e dall’Ordine dei Frati Minori, in collaborazione con il Dicastero per il Dialogo Interreligioso, il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e la Rete dei Teologi del Mediterraneo.
A quarant’anni dalla storica Giornata mondiale di preghiera per la pace convocata da san Giovanni Paolo II, la Porziuncola è tornata così a essere luogo di incontro tra persone appartenenti a culture e tradizioni religiose differenti, nel solco dello Spirito di Assisi.
Le testimonianze: il dialogo vissuto nella quotidianità
Uno dei momenti centrali dell’incontro è stato dedicato a quattro testimonianze provenienti da differenti contesti religiosi e culturali, che hanno raccontato esperienze concrete di convivenza e dialogo. Tra queste, quella di Roberta Ascarelli, presidente della Federazione delle Amicizie Ebraico-Cristiane in Italia, che, impossibilitata a partecipare di persona, ha fatto pervenire un messaggio letto durante l’incontro.
Particolarmente significativa la testimonianza di Anna Medeossi, rettrice del santuario di Orano, in Algeria, che ha descritto il vivere insieme come un esercizio quotidiano di superamento delle diffidenze. Nel suo intervento ha invitato a riconoscere non soltanto i confini geografici, ma anche quelli che ciascuno porta dentro di sé, alimentati dalle paure e dalle proprie certezze.
Richiamando l’esperienza della convivenza in Algeria, ha sottolineato l’importanza dei piccoli gesti di accoglienza, capaci di aprire uno spazio di incontro anche tra persone profondamente diverse. Ha ricordato inoltre la testimonianza dei monaci di Tibhirine e del beato Christian de Chergé, indicando nella disponibilità verso l’altro una strada concreta per costruire la pace.
Dall’Egitto è giunta la testimonianza di Rana Hamada (CLICCARE QUI per il suo intrervento), giovane musulmana impegnata nello studio del patrimonio artistico cristiano e nelle attività del Centro Culturale Francescano del Cairo. La sua esperienza ha mostrato come la collaborazione tra cristiani e musulmani possa diventare occasione di conoscenza reciproca senza compromettere l’identità religiosa di ciascuno.
La giovane ha raccontato come il suo percorso di formazione e volontariato presso il centro francescano le abbia consentito di approfondire la conoscenza del cristianesimo e, nello stesso tempo, di riscoprire la propria identità musulmana. Ha ricordato in particolare il valore delle relazioni personali nate attraverso lo studio e la collaborazione quotidiana con i frati, sottolineando che le differenze di fede non impediscono la stima reciproca.
Tra le testimonianze previste dal programma figurava anche quella di Alessandra Morelli, già alta funzionaria delle Nazioni Unite, nel quadro di una riflessione dedicata alle possibilità concrete di dialogo tra popoli e tradizioni culturali differenti.
Un’opera d’arte per la pace nel Mediterraneo
Nel corso dell’incontro è stata presentata un’opera dell’artista Shamira Minozzi, dedicata alla Vergine del Mediterraneo.
L’immagine raffigura Maria accompagnata da simboli che richiamano le tre tradizioni religiose abramitiche. Tre colombe, composte dalla parola «pace» in ebraico, latino e arabo, accompagnano la figura della Vergine. Sul capo di Maria compaiono dodici gigli, in riferimento alle tribù d’Israele, e dodici stelle, simbolo degli apostoli. L’artista ha inoltre inserito dodici stelle marine, richiamo all’ecosistema del Mediterraneo e alla necessità di custodirlo.
La figura di Maria è stata proposta come riferimento capace di favorire l’incontro: madre di Gesù per i cristiani, venerata anche nell’Islam e figlia del popolo ebraico.
Le testimonianze sono state intervallate da accompagnamenti musicali polistrumentali e dal canto del Magnificat. Al termine, sotto l’opera dedicata alla Vergine del Mediterraneo, sono state accese quattro fiamme, gesto simbolico che ha accompagnato l’impegno comune per la pace.
Dalla Porziuncola una rete di dodici santuari mariani
La giornata si è conclusa con la lettura di un manifesto programmatico dal titolo «Maria, via d’incontro, dialogo e pace per il Mediterraneo. Per una rete di santuari e di luoghi mariani del Mediterraneo».
Il documento prende le mosse dalla situazione attuale del bacino mediterraneo, definito non soltanto come uno spazio geografico, ma come un luogo che interpella le comunità religiose di fronte alle guerre e alle ingiustizie.
«Il Mediterraneo non è solo un confine geografico, ma come un nuovo lago di Tiberiade, luogo di dialogo e di incontro che ci interpella», si legge nel primo punto del manifesto.
Il progetto coinvolge dodici santuari mariani di dieci Paesi: Algeria, Cipro, Egitto, Francia, Israele, Italia, Libano, Marocco, Portogallo e Turchia. Tra i luoghi coinvolti figurano la Basilica dell’Annunciazione di Nazareth, Notre-Dame d’Afrique ad Algeri, Notre-Dame de la Garde a Marsiglia, il santuario di Nostra Signora del Libano ad Harissa, Fatima e la Basilica di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola.
Particolarmente significativo il riferimento alla Porziuncola, indicata come punto di partenza di un impegno condiviso: «Dalla Porziuncola di Assisi, primo Santuario Mariano Francescano, si promuove un’armonia che unisce i santuari e i luoghi mariani di tutto il bacino Mediterraneo».
L’intento è quello di costituire una rete stabile di collaborazione, un «santuario diffuso dello spirito», definito nel documento come «un’arca di pace accogliente e non un arco di guerra teso».
Nel quarantesimo anniversario dello Spirito di Assisi e nell’anno dell’Ottavo Centenario della morte di san Francesco, l’incontro del 29 ottobre ha voluto tradurre l’eredità della giornata del 1986 in un progetto concreto, affidato alla collaborazione tra i santuari mariani del Mediterraneo. Un percorso che prende avvio dalla Porziuncola, luogo profondamente legato alla storia di san Francesco e alla sua testimonianza di pace.
da assisiofm.it






