«Perché un insegnamento della religione in chiave
interculturale, ecumenica e interreligiosa?»;
«La
possibile identità di un nuovo insegnamento della
religione»;
«Partire da quello che c’è».
La forma
aperta dei titoli delle tre parti principali (e ancor
più dei relativi sottotitoli, come «Per quali ragioni
ricercare un modo diverso di insegnare religione?»
o «Un insegnamento che educhi alla domanda
religiosa/spirituale?»), dicono della natura di
ricerca di questo progetto redatto da un «Gruppo
per un nuovo insegnamento della religione a
scuola»: un pool costituito per la maggior parte
da insegnanti di religione, ospitato dall’Istituto
di studi ecumenici «San Bernardino» di Venezia
e sostenuto dalla CEI. Come commenta Piero
Stefani nel riquadro alle pp. 111s, il documento
«indica una prospettiva avanzata da tempo da
altri soggetti: gettare le basi per un insegnamento
pubblico, aconfessionale e obbligatorio della
religione conforme alle esigenze della società
odierna»; il suo centro risiede nella «argomentata
individuazione della carenza culturale
caratteristica dell’attuale assetto».
L’insegnamento della religione potrà:
– educare a riconoscere e apprezzare la diversità
delle culture e delle visioni del mondo;
– educare a tradurre questo riconoscimento in pratiche ispirate a giustizia e solidarietà;
– educare a cogliere nelle religioni il potenziale di
critica della realtà presente;
– educare a cogliere la dinamicità delle religioni e
delle culture, che non hanno identità definite una volta
per sempre, ma sono in un costante processo di sviluppo e adattamento ai contesti e alle situazioni in cui sono vissute;
– educare a sviluppare una concezione altrettanto
dinamica e aperta della propria identità personale, di
gruppo, nazionale.
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