Formazione per i nuovi parroci

Intervento introduttivo
15-03-2021

Vi incontro con piacere per una duplice ragione: la prima è perché state avviando, nella vostra vita di sacerdoti, una nuova esperienza e prego il Signore che da essa possiate vedere accresciuto il senso di quella paternità spirituale che accompagna la grazia dell’Ordine sacro; la seconda ragione è perché vedo proseguire con voi una iniziativa davvero importante della nostra Diocesi: iniziativa che vede coinvolti molti settori della cura pastorale. Vi faccio, dunque, il mio fraterno e affettuoso augurio.

Evangelizzazione e cura dei beni ecclesiastici

Mi limiterò ad un aspetto, ossia alla cura dei beni ecclesiastici. Lo faccio per un semplice motivo. Negli incontri formativi che oggi iniziate tratterete di catechesi, di vita liturgica, di amministrazione dei Sacramenti, di Caritas…  Sono tutte azioni, queste, che con maggiore evidenza sono collegate alla prassi evangelizzatrice della Chiesa. Non così, invece, è per la amministrazione dei beni ecclesiastici, che riguardano in vario modo strutture, risorse economiche, attività amministrative. Potrebbe, così, sorgere spontaneamente la proposta di tener fuori dal ministero di un Parroco tutte queste preoccupazioni per affidarle all’opera di fedeli laici.

Comprendo bene il significato di tali proposte, che peraltro hanno modalità di attuazione in diversi paesi europei. Non ne sono, però, per nulla convinto! Il «buon padre di famiglia» se ne fa carico in tutti i suoi aspetti, anche quelli più materiali e fastidiosi. Il concetto di «diligenza del buon padre di famiglia», che ci proviene dal diritto romano ed è in uso anche nelle legislazioni civili, ha nella tradizione della Chiesa un significato più profondo, collegato come è alla «paternità» inerente al nostro ministero. Su questo c’è ovviamente molto da dire; a me basta l’averlo accennato.