OMELIA DEL VESCOVO nella Solennità del Corpus Domini

22-05-2008

1. 'La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda' (Gv 6,55). Riflettiamo, sorelle e fratelli carissimi, su questa parola di Gesù. Facciamo, anzitutto, un confronto. Il corpo di Gesù è chiamato carne, con lo stesso termine che troviamo al principio del Vangelo secondo Giovanni, dove è scritto che 'il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi' (Gv 1,14).

A che scopo questo paragone? Per dire che anche il pane e la bevanda che fra poco saranno posti sull'altare, una volta trasformati dalla potenza creatrice dello Spirito nel corpo e nel sangue del Signore saranno il luogo spirituale della sua dimora in mezzo a noi. Nella santa Eucaristia Gesù stesso, in persona, 'convive' con noi. Diremo di più, perché abbiamo pure ascoltato: 'chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui'. Allora, non è soltanto una co-abitazione, bensì una in-abitazione. Ha scritto l'Apostolo san Paolo (cf. 1Cor 10,16.17): 'il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo?... Il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?...'. Questo, appunto, fa il pane eucaristico: comunione. 'Siamo, benché molti un solo corpo'. Si realizza in modo inedito e inaudito la profondità del comandamento di Dio: 'I due saranno un'unica carne' (Gen 2,24).

Un tale linguaggio, di mutua dimora e di reciproca immanenza, è ai limiti non solo del dicibile, ma pure dell'immaginabile. Non tendono, forse, gli amanti, proprio a questa mutua inabitazione attraverso i gesti del loro affetto e del loro amore? Non sono gesti che quasi vorrebbero che gli amanti siano l'uno nell'altra? Nell'Eucaristia questa tensione è ancora più vera. È compiuta ed è una fonte inesauribile da cui può attingere ogni amore. Non solo l'amore coniugale, ma ogni amore.

Chi ama promette spesso: ti amerò per sempre! Soltanto nell'Eucaristia, però, l'amore ha il sapore dell'eternità. 'Chi mangia di questo pane vivrà in eterno' (Gv 6,58). Esclama san Tommaso d'Aquino nella sequenza  scritta proprio per questa festa: 'Vero pane, Gesù' portaci ai beni eterni nella terra dei viventi'.

 

2. Pare che Gesù voglia rassicurarci: caro enim mea vere est cibus'! 'La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda'. Con quell'avverbio due volte ripetuto: vere, Gesù intende fugare le nostre perplessità e superare i nostri dubbi. Sarà vero? Non sarà, invece, un'illusione, l'ennesima illusione? No, ci risponde Gesù. Questo cibo è davvero quello che hai appena ascoltato. Puoi fidarti. ...

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