Author: sEEd_aDm_wP

9 giugno 2018

“Il mio cuore esulta nel Signore, mio Salvatore”.

Quale sorgente inesauribile, quale mare profondo è il “cuore”, chi lo può conoscere? Solo Dio che ne ha intessute le fibre più intime e ne scruta gli abissi. Il nostro cuore e, in particolare, il “Cuore immacolato” di Maria di Nazareth è questa meraviglia. Ella, che ha dato vita al cuore umano e divino di Gesù, non può che regalarci la bellezza del suo canto che è quello della “Sposa che gioisce per il suo Sposo”, il Creatore da lei generato. Quale gioia più grande di quella di Maria? Non ne esiste, infatti, una più grande! Il suo cuore che l’ha gustata è unico e reso da Dio per questo “immacolato”. Ma tale esperienza è anche per tutti noi! Maria, infatti, con l’esultanza del suo cuore per il suo Signore, ci assicura che ciò è possibile per noi oggi nella fede, quando con la nostra vita generiamo Dio nei fratelli e a Lei, che ci mostra l’infinita tenerezza materna di Dio, possiamo rivolgere fiduciosi il nostro sguardo nelle nostre necessità, certi di essere pienamente esauditi.

 

8 giugno 2018

“Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto”.

 Dio ha un cuore, un cuore umano che “si commuove e freme di compassione” per le sue creature, un cuore che Egli ha voluto mostrare a noi, attraverso il cuore del suo Figlio, Gesù. Oggi, tutta la Liturgia converge a spingere il nostro sguardo su questo “Cuore”, come su una sorgente da cui sgorga abbondante l’acqua della vita, e l’evangelista Giovanni, testimone oculare della morte di Gesù, ce ne indica la via, invitandoci a contemplare il suo costato, colpito dalla lancia di un soldato, da cui sono sgorgati il sangue e l’acqua, simboli del Battesimo e dell’Eucarestia, i Sacramenti attraverso i quali noi siamo rinati e resi nuovi. È veramente grande questo mistero: da un atto di violenza inferto al Corpo del Signore c’è dato di vedere i segni dell’infinito Amore e dal suo Cuore, trafitto sulla Croce, possiamo attingere alla sublime conoscenza di questo Amore. Il Cuore di Gesù è veramente la fonte inesauribile della Misericordia del Padre, la porta per accedere a Lui in piena fiducia.

7 giugno 2018

“Ascolta Israele”.

Nel libro del Deuteronomio, che Gesù riprende nel vangelo di oggi, colpisce che il comandamento dell’amore sia preceduto dall’imperativo “Ascolta Israele, il Signore, nostro Dio, è l’unico Signore!”. Ciò significa che il primo atteggiamento per amare Dio e il prossimoè l’ascolto, un ascolto a cui si apre lo scriba che risponde saggiamente a Gesù e che Gesù stesso lo rassicura dicendo: “non sei lontano dal regno di Dio”.  La capacità di amare è un dono che noi possiamo ricevere anzitutto attraverso un atteggiamento profondo di ascolto e di accoglienza della Parola di Dio. È, infatti, dalla Parola di Dio, resa feconda in noi dallo Spirito che vive silenzioso nel nostro cuore, che nasce il frutto dell’amore per Dio e per i fratelli. Non sono i nostri sforzi che rendono feconda la nostra vita, ma è lo stupore di fronte al mistero di Dio da cui sgorga la gratitudine e la lode per Colui che guarda alla nostra piccolezza e che aprein noi sempre nuovi spazi, rendendoci adatti all’esperienzavera dell’amore, che supera ogni nostro limite.

6 giugno 2018

“ Non prenderanno né moglie, né marito, ma saranno come gli angeli nei cieli”.

Solo l’”Amore”, quello vero, è eterno ed è quello che resterà di tutti noi, dal quale saremo trasformati e resi nuovi “come angeli nei cieli”. Il Vangelo di oggi non vuole, però, solo parlarci dell’aldilà, ma aiutarci a guardare il presente con occhi nuovi e comprendere che, sin da ora, possiamo sperimentare l’Amore  di Dio nelle nostre relazioni.  Dio, infatti, – dice S.Paolo –ci ha chiamati con una vocazione santa, la vocazione all’amore, donata a noi sin dalla  eternità e rivelata da Gesù. Tutta la Sacra Scrittura ci parla di un Dio amante della vita e noi, da lui creati, siamo esseri per la vita, ma è in Gesù che noi abbiamo la certezza della nostra risurrezione. Se, dunque, ascoltiamo la sua parola  e ci amiamo veramente tutto il cielo si riversa sulla terra e la nostra umanità diventa il luogo in cui già germoglia e cresce la nostra felicità futura, dove ritroveremo e scopriremo il valore e la bellezza dell’amore di Dio ricevuto e donato ai fratelli, pur nelle fatiche di ogni giorno, a motivo della nostra fragilità umana.

5 giugno 2018

“Restituire a Dio quello che è di Dio”.

Siamo nati per la vita, siamo nati per l’amore, portiamo dentro il desiderio di luce e invece spesso ci imbattiamo in un mondo carico di oscurità. “Aspettiamo – come dice l’apostolo Paolo – nuovi cieli e una terra nuova nei quali abita la giustizia”. Nell’attesa di questi eventi però –egli ci esorta – “Fate di tutto perché Dio vi trovi in pace”. La via della pace ce la indica Gesù: rendere a Cesare quello che è di Cesare e quello che è di Dio a Dio. Vivere con giustizia e verità in questo mondo, infatti, è vivere in pace con tutti, non negare agli uomini ciò che è giusto, e questo ci è dato di capire soltanto quando restituiamo a Dio la parte più vera di noi stessi, ciò che di noi è suo e gli appartiene, cioè la nostra vita, la nostra lode, la nostra volontà di adesione piena al suo progetto di amore verso ognuno di noi.

3 giugno 2018

“Questo è il mio Corpo… questo è il mio sangue”.

Il pane e il vino, che sull’altare diventano il Corpo e il Sangue di Gesù, sono il segno di quella trasformazione che Egli ha operato cambiando l’evento tragico della sua morte nella vita nuova donata a tutti noi. Solo l’Amore ha il potere di trasformare il male in bene! Celebrare il mistero dell’Eucarestia è dunque far memoria del dono di amore di Gesù, nella quale possiamo partecipare a questa trasformazione esistenziale della nostra vita, facendo diventare gli ostacoli in occasioni di donazione, le ingiustizie possibilità di perdono, le barriere ponti di comunicazione, il dolore opportunità di amore.

4 giugno 2018

“La vigna del Signore”.

Nella storia del popolo di Israele infedele a Dio, raccontata da Gesù nella parabola dei ”vignaioli perfidi”, siamo chiamati a leggere la nostra storia d’infedeltà. Noi siamo oggi la “vigna” del Signore, il “nuovo Israele”, che Gesù si è acquistato a prezzo del suo sangue. Noi siamo il nuovo popolo a cui il Padre ha inviato il suo Figlio, Gesù, la sua “Parola Vivente” che genera in noi i frutti della vita che sono le opere dell’amore e della carità. È la sua Parola che dice ciò che siamo, che mostrandoci la nostra via di menzogna, ci purifica e ci guarisce dalla nostra durezza di cuore. Ascoltare, accogliere Gesù è il compito che ci è chiesto per testimoniare al mondo la sua infinita benevolenza e misericordia.

4 giugno 2018

“Questo è il mio Corpo… questo è il mio sangue”.

Il pane e il vino, che sull’altare diventano il Corpo e il Sangue di Gesù, sono il segno di quella trasformazione che Egli ha operato cambiando l’evento tragico della sua morte nella vita nuova donata a tutti noi. Solo l’Amore ha il potere di trasformare il male in bene! Celebrare il mistero dell’Eucarestia è dunque far memoria del dono di amore di Gesù, nella quale possiamo partecipare a questa trasformazione esistenziale della nostra vita, facendo diventare gli ostacoli in occasioni di donazione, le ingiustizie possibilità di perdono, le barriere ponti di comunicazione, il dolore opportunità di amore.

2 giugno 2018

«Con quale autorità fai queste cose?». Gesù parla e agisce con unastraordinaria autorità e potere. La gente lo guarda e ascolta con meraviglia, perché la parola che dice si compie davanti agli occhi di tutti, gli scribi invece si pongono davanti e Lui con durezza di cuore. Se avessero accolto il messaggio di Giovanni il Battista: «Dopo di me viene uno che è più forte di me…», avrebbero compreso il significato dell’autorità di Gesù. La sua parola, infatti, è una spada a doppio taglio, che penetra nel profondo e svela i segreti dei cuori, denuncia i poteri mondani, mentre proclama che il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire. È una questione di fede! Anche per noi oggi! Si tratta, cioè, di accogliere e seguire il Cristo povero e umile. È lui il solo Signore, il Figlio di Dio, che nella sua umanità ci svela il volto del Padre.

1 giugno 2018

«Quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie». Può sembrare strano che Gesù si aspetti di trovare i frutti in un albero di fichi, quando, come fa notare l’evangelista, «non era la stagione dei fichi». E il suo giudizio è severo, come lo è anche per il Tempio, che trova spoglio, come il fico, spoglio di verità e di giustizia: invece di essere casa di preghiera per tutti i popoli, è diventato un covo di ladri! All’inizio della sua predicazione Gesù aveva detto: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino». Non c’è da aspettare un’altra stagione per raccogliere i frutti, non c’è altro tempo da attendere. Il tempo presente è l’oggi della salvezza per convertirci e credere al Vangelo.

Il Signore viene ogni momento nella nostra vita, oggi, adesso! Per sua grazia ci trovi pronti a seguirlo, fiduciosi, lieti e operosi nella carità.