Omelia nella veglia di preghiera per l’inizio della Visita pastorale nel Vicariato di Ardea-Pomezia, 16 febbraio 2013

16-02-2013

1. Con questa preghiera comune diamo ufficialmente inizio alla Visita Pastorale nel Vicariato di Ardea-Pomezia. Non potremmo fare diversamente se, prima ancora di dialogare fra noi nei vari nostri incontri, vogliamo davvero farci tutti incontrare da Gesù. Perché ciò avvenga, però, dobbiamo vegliare e non lasciarci opprimere dal sonno, come accadde ai tre discepoli che Gesù portò con sé sul monte. Potrebbe, infatti accaderci di essere, come loro, gravati dal sonno, che nella Bibbia è anche un segno di torpore spirituale. È un rischio reale. L'incontro col Signore richiede sempre vigilanza, prontezza, disponibilità all'ascolto. Perciò, adesso, vegliamo in preghiera.

Questa tappa della Visita Pastorale si svolge in un anno, che ci vede impegnati a riflettere sul «catecumenato crismale». La parola «catecumenato» indica uno stile, un modo di procedere gradualmente, attento alla vita e ai tempi dei ragazzi; esso va dalla proposta all'esperienza, dall'adesione alla vita da iniziato, attraverso un attento discernimento. L'appellativo «crismale», a sua volta, ci rimanda al sacramento della Confermazione, il quale come scrive Paolo VI nella cost. apost. Divinae consortium naturae (1971), «rende, in qualche modo, perenne nella Chiesa la grazia della Pentecoste».

Abbiamo ascoltato poco fa che il Signore Gesù, «dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso '» (At 2,33) sulla Chiesa. Il dono dello Spirito è il fine ultimo della storia della salvezza, la quale - per dirla con San Basilio Magno - «è stata interamente realizzata dalla grazia dello Spirito Santo» (De Spiritu Sancto, 16, 39: PG 32,140). Sant'Atanasio, altro grande padre e dottore della Chiesa orientale, affermava pure che il Figlio di Dio ha portato su di sé la carne umana (sarcoforo) perché l'uomo potesse divenire pneumatoforo, ossia portatore dello Spirito (cfr De incarnatione, 8: PG 25, 110). Chiediamoci: quando Gesù ha ricevuto lo Spirito Santo? Anzitutto ' rispondiamo - nel suo concepimento. Nel «Simbolo degli Apostoli» diciamo che il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Nel Battesimo al Giordano, poi, quand'egli aveva circa trent'anni, lo Spirito scese su Gesù e quel mistero segnò l'inizio della sua pubblica missione (cfr Lc 3, 23). Non solo discese, ma come spiega l'evangelista Giovanni, anche rimase su Gesù (cfr 1,32-33): come acqua purissima, che scende abbondante dal cielo e si deposita nella cavità di una roccia in alta montagna. Ma poi, quando Gesù morì, «uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua» (Gv 19, 34). In quella mistica roccia che era Cristo (cfr 1Cor 10,4) si aprì come una fenditura; lo Spirito scaturì a fiotti e si riversò sulla Chiesa. Sotto la Croce, la Chiesa era simboleggiata dalla Madre e dal discepolo amato. Nel racconto della Pentecoste che troviamo negli Atti, quell'evento pasquale è trasferito al «cinquantesimo giorno» e fu come una pioggia di fuoco sulla Chiesa.

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