«Periferia/periferie». La periferia è soltanto un luogo urbano?

Intervento al Convegno - Tirrena Progetto Cultura 2018/2019 - Anzio, Palazzo Comunale
30-03-2019

È mio dovere anzitutto ringraziare gli organizzatori e, in particolare, l’arch. Silvio Luigi Riccobelli, per il gentile invito rivoltomi ad essere presente in questo Convegno e pure a prendervi la parola. Saluto cordialmente il Sig. Sindaco di Anzio, Dr. Candido De Angelis, che incontro volentieri, congratulandomi per l’attenzione che la civica Amministrazione riserva al tema di questo evento. Il suo intervento introduttivo, peraltro, mi offre un input per motivare e spiegare la mia presenza oggi insieme con voi. Una presenza che non è soltanto di amicizia e stima, ma pure di interesse.

Interesse pastorale, direi; ossia attenzione motivata proprio dalla organizzazione della vita della comunità cristiana sul territorio. L’azione pastorale della Chiesa, infatti, ha da secoli – praticamente da sempre – come suo punto importante punto di riferimento il territorio. La normale e ordinaria organizzazione ecclesiastica, infatti, è classicamente impostata sulla base di un chiaro, benché non esclusivo né univoco, riferimento al territorio. Saprete di sicuro che la stessa parola diocesi, desunta dal lessico amministrativo bizantino, indica una e circoscrizione territoriale. Anche la costituzione delle parrocchie (etimol. = presso la casa) suppone una distinzione tra un centro amministrativo di governo (dove risiede il Vescovo) e le periferie localmente distanti dal centro, dove i presbiteri vanno a risiedere per adempiere più agevolmente la cura pastorale. È pur vero che nel succedersi dei secoli si svilupperanno altre forme pastorali (si pensi alla pastorale itinerante dei frati nel Medio Evo; più recentemente i riferimenti alla cosiddetta pastorale d’ambiente… e poi, ai nostri giorni, diverse realtà aggregative). La parrocchia, tuttavia, è ancora oggi intesa come la forma ordinaria dell’azione ecclesiale.