lunedì della terza settimana di quaresima
In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino (Lc 4, 24-30).
Il brano racconta l’episodio di Gesù nella sinagoga di Nazaret, dove legge il rotolo del profeta Isaia e dichiara che la Scrittura si compie in Lui. È un testo denso, che segna l’inizio del ministero pubblico di Gesù e anticipa la sua missione e le reazioni che susciterà. Gesù, “secondo il suo solito”, partecipa al culto nella sinagoga di Nazaret. È un segno importante: non si pone fuori dal popolo né dalla tradizione, ma entra in essa con fedeltà e profondità. La comunità lo conosce bene, lo ha visto crescere; non si aspettano grandi sorprese. Eppure, proprio lì, Gesù rivela qualcosa di radicalmente nuovo. Gesù sceglie un passo di Isaia (61,1-2): «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio…». È un testo messianico. L’annuncio non è astratto, ma concreto: liberazione, guarigione, speranza, giustizia. Gesù si presenta come colui che inaugura un tempo nuovo: l’anno di grazia del Signore. La parola decisiva è “oggi”: non un futuro lontano, non una promessa vaga, ma una realtà presente. Con Gesù, la salvezza non è più attesa, è in atto. Questo “oggi” è la chiave di tutto il Vangelo di Luca: la salvezza entra nella storia concreta delle persone (don Gian Franco Poli).





