28/05/2026 – Sul tema “Parlami. Comunicazione intergenerazionale oggi”, si è svolto sabato 23 maggio presso il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo, il Convegno pastorale diocesano, pensato a conclusione del Festival della Comunicazione.
«L’appuntamento – ha detto don Jourdan Pinheiro, vicario episcopale per il Laicato, che ha coordinato la preparazione del Convegno – è stato inserito nella cornice del Festival della Comunicazione: i partecipanti sono stati le voci e i volti umani impegnati nel custodire, curare e promuovere la comunicazione tra le generazioni».
La relazione principale è stata tenuta da Pierpaolo Triani, professore ordinario di Pedagogia generale e sociale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore: «Parlami, ascoltami, stiamo insieme – ha detto Triani – sono tre imperativi che sembrano semplici e che, invece, custodiscono una delle sfide più profonde del nostro tempo: la comunicazione tra le generazioni. Non la semplice trasmissione di informazioni, quella la fanno benissimo anche gli algoritmi, ma qualcosa di più antico e più fragile: il passaggio di senso, di storia, di vita da chi è venuto prima a chi viene dopo». Una comunicazione, quindi, che coinvolge tutti – famiglie, comunità, istituzioni – e che rappresenta un territorio fatto di silenzi e parole, distanze e incontri, di eredità da trasmettere e di novità da accogliere: «Sapere di cosa si ha bisogno – ha aggiunto Pierpaolo Triani – non comporta una risposta astratta. Servono prima di tutto sguardi nuovi: attenti, appassionati, liberi, fiduciosi, realistici e, soprattutto, abilitanti. Servono, poi, pratiche concrete, radicate nella vita quotidiana delle comunità. Come l’ascolto reciproco, con momenti in cui le generazioni si raccontano, condividendo anche la storia della propria fede con i suoi dubbi. Ancora, il confronto negli organismi pastorali e il lavoro insieme, compresa la cura reciproca: non solo gli adulti che curano i ragazzi, ma anche i giovani che imparano a prendersi cura degli adulti e degli anziani. Altri esempi sono la formazione comune, non solo per fasce d’età separate, e la convivialità: stare insieme gratuitamente, senza uno scopo immediato. Le comunità cristiane sono tra i pochi luoghi dove questo è ancora strutturalmente possibile».
Le conclusioni del Convegno sono state affidate al vescovo Vincenzo Viva: «Stare insieme in questo modo – ha detto il vescovo – restituisce il senso di essere un’unica famiglia ecclesiale». Quindi, ha indicato gli aspetti e le sfide più urgenti da affrontare come Chiesa diocesana in cammino: «Il primo e più urgente nodo che emerge dal cammino sinodale in Italia – ha aggiunto Viva – è che la trasmissione della fede non è più un processo spontaneo. Le forme finora adottate si rivelano in parte inadeguate, i linguaggi faticano a raggiungere le nuove generazioni, e il disorientamento è diffuso. Nei prossimi mesi indicherò alcuni orientamenti specifici sull’iniziazione cristiana per la diocesi di Albano, frutto di due anni di lavoro con catechisti e parroci. La trasmissione della fede non può essere delegata ai soli catechisti, né limitata ai bambini e ai ragazzi: deve coinvolgere le famiglie e il mondo degli adulti».
Un secondo nodo sottolineato dal vescovo è l’individualismo che ancora caratterizza troppe realtà ecclesiali, contro il quale occorre ridare slancio agli organismi di partecipazione che devono diventare effettivi. «Una seconda direzione – ha detto ancora Viva – riguarda la corresponsabilità differenziata, per superare il clericalismo diffuso, talvolta, più tra i laici che tra i sacerdoti, e valorizzare i ministeri, sia istituiti sia di fatto, come espressione di una Chiesa adulta. Il terzo grande tema è la conversione pastorale delle parrocchie: la sfida è pensare le parrocchie in chiave più comunitaria, oltre i confini dell’individualismo parrocchiale. Ora, inizia un tempo di preparazione, di ascolto, di conversione pastorale con un’unica direzione, declinata in molti ambiti, per camminare, finalmente, insieme».







