prima domenica di quaresima
Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane”. Ma egli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”. Gesù gli rispose: “Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”.8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai”. Allora Gesù gli rispose: “Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”.11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano (Mt 4, 1-11).
Il brano apre il ministero pubblico di Gesù con un evento decisivo: la prova nel deserto. Non è un episodio marginale, ma una vera rivelazione cristologica e un paradigma della vita credente. Gesù è appena stato proclamato Figlio amato nel battesimo (Mt 3,17). Subito dopo: «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo». Non è un incidente: è lo Spirito che lo conduce. La prova appartiene al cammino filiale. Il deserto richiama: Israele nel cammino dell’Esodo (Dt 8). I quarant’anni di prova. I quaranta giorni di Mosè ed Elia. Il tempo della Quaresima Gesù rivive la storia di Israele, ma la compie in obbedienza perfetta. Le tre tentazioni: «Se sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane». È la tentazione di usare la propria identità filiale per sé, per risolvere il bisogno immediato. Gesù risponde citando Dt 8,3: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». La filiazione non è potere da esercitare, ma fiducia nel Padre.
La vita è relazione, non autosufficienza. «Gettati giù…». Qui la tentazione è religiosa: usare Dio per affermare sé stessi. Il diavolo cita persino il Salmo 91. Gesù replica (Dt 6,16): «Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Non si manipola Dio. La fede non è spettacolo né ricerca di consenso. «Ti darò tutto questo, se prostrandoti mi adorerai». È la tentazione del potere messianico senza croce. Gesù risponde (Dt 6,13): «Il Signore Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto». Il vero Messia rifiuta la logica del dominio. La regalità passa per la croce, non per il compromesso. Il termine greco diábolos significa “colui che divide”. La tentazione mira sempre a: separare il Figlio dal Padre, sostituire l’obbedienza con l’autonomia, trasformare la missione in affermazione di sé. Questo testo è fondamentale per comprendere: la vera identità messianica di Gesù, il suo modo di essere Figlio, il rifiuto di ogni messianismo politico o spettacolare. Gesù non salva con il potere, ma con l’obbedienza (Don Gian Franco Poli).





