domenica – quarta del tempo ordinario
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (Mt 5, 1-12).
È il cosiddetto “Discorso della Montagna”, alias le “Beatitudini”: la magna charta del cristianesimo, la carta di identità del vero discepolo di Gesù. Non vengono evidenziate le diverse virtù: le espressioni: “poveri in spirito”, “afflitti”, “miti”, “affamati di giustizia” indicano solo i diversi aspetti di un unico atteggiamento: sofferenza nella speranza. Quindi non è una summa sulle virtù, quanto una promessa di salvezza e di liberazione che risuona sia nel termine “beato” sia nella motivazione della seconda parte. Siamo di fronte ad un tema assolutamente fondamentale nell’annuncio di Gesù: anche in molti altri luoghi dei vangeli vengono enunciate delle “beatitudini”: quella di chi ascolta la parola di Dio e la mette in pratica, di chi non si scandalizza di Gesù, di chi assiste alla venuta del regno di Dio e lo accoglie nel giusto senso, e tante altre. Le beatitudini sono certamente paradossali, sembrano contrarie al “buon senso”, per esempio la beatitudine della “persecuzione”, che è una novità del vangelo. Io come mi pongo di fronte a questa parola di Gesù? Forse penso che, in fondo in fondo, si tratta di “pie esagerazioni”? Che tutto questo è bello ma, poi, le esigenze concrete dalla vita… sono un’altra cosa? (Don Gian Franco Poli).





