18 gennaio 2026

sabato – Sant’Antonio Abate

 

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mc 2, 13-17).

 

La chiamata di Levi rivela uno stile sorprendente di Gesù: non attende i giusti, ma va incontro ai peccatori. Levi è un pubblicano, un uomo compromesso, escluso religiosamente e socialmente. Eppure Gesù lo guarda, lo chiama e gli dice semplicemente: «Seguimi». Non gli chiede spiegazioni, non pretende garanzie: la chiamata precede la conversione.

Il gesto di Levi è immediato: «si alzò e lo seguì». È lo stesso verbo della risurrezione. Chi è chiamato da Gesù si rialza da una vita bloccata, come il paralitico del brano precedente. La misericordia genera movimento, libertà, futuro.

La scena del banchetto è decisiva: Gesù siede a tavola con peccatori e pubblicani. Mangiare insieme significa comunione, riconoscimento, dignità. È qui che esplode lo scandalo: gli scribi misurano Dio con il metro della separazione, Gesù lo rivela come Dio della prossimità.

La sua risposta è una chiave per tutto il Vangelo: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati…». Gesù non nega il peccato, ma lo affronta curando la persona, non escludendola. E chiarisce la sua missione: non chiamare i giusti che si sentono a posto, ma coloro che sanno di aver bisogno (Don Gian Franco Poli).