sabato Santi Gioacchino e Anna
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”» (Mt 13, 24-30).
Questa parabola si colloca nel capitolo 13 del Vangelo di Matteo, dedicato alle parabole del Regno. Gesù parla con immagini semplici, prese dalla vita contadina, per descrivere la logica di Dio, spesso diversa da quella umana. Dopo la parabola del seminatore, che mostra la diversità di accoglienza della Parola, qui si sottolinea la coabitazione tra bene e male nella storia. Il “buon seme” rappresenta la Parola di Dio e, al tempo stesso, i “figli del Regno”, cioè coloro che accolgono il Vangelo. Il campo è il mondo (cf. Mt 13,38), non solo la Chiesa. Il male non nasce da Dio, ma viene seminato di nascosto, da un “nemico”, figura del Maligno. La zizzania è una pianta infestante che, da giovane, è molto simile al grano. Solo crescendo si distingue. È un’immagine potente del male che si mimetizza, dell’ipocrisia, del peccato che si infiltra subdolamente e può confondere. I servi vogliono agire subito: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. È la tentazione dell’azione immediata, del giudizio affrettato, dell’illusione di una comunità “pura”. Ma il padrone invita alla pazienza e al discernimento. La separazione finale sarà compito di Dio, non degli uomini. “Lasciate che crescano insieme”: è il tempo della storia, in cui grano e zizzania convivono. Non è un tempo di passività, ma di attesa attiva, vigilante, misericordiosa. Il male non va ignorato, ma va lasciato al giudizio ultimo di Dio, che solo conosce i cuori. Il giudizio non è assente, ma rimandato al tempo opportuno. Allora la zizzania sarà separata e bruciata, e il grano sarà raccolto nel granaio. È un’immagine del giudizio escatologico, che spetta a Dio solo. Il male non vincerà, ma non sarà tolto con violenza, né prima del tempo. La parabola della zizzania è un invito alla speranza attiva, alla pazienza del cuore, al discernimento continuo. Insegna che la presenza del male non deve paralizzarci né renderci aggressivi: il compito del discepolo è seminare il bene e perseverare nel bene, sapendo che il raccolto sarà nelle mani di Dio (Don Gian Franco Poli).





