Parola & Parole

15 aprile 2021

Gv 3,31-36

Il Vangelo riprende alcuni dei temi affrontati da Gesù nel colloquio con Nicodemo. L’evangelista mette sulla bocca di Giovanni Battista queste parole come testimonianza per noi. Gesù parla della sua  “origine dal cielo” e afferma più volte di essere stato mandato dal Padre, di parlare delle “cose del cielo” ma la sua testimonianza non è accolta. Egli, sulla scia degli altri profeti, viene rifiutato e subisce la morte a causa delle sue parole. Gesù inoltre rivela il suo rapporto col Padre che è una intima comunione d’amore tanto da essere consapevole che il Padre “gli aveva dato tutto nelle mani e che al Padre sarebbe tornato”(cfr. Gv 13,3ss). Gesù invita anche noi ad entrare in questa comunione col Padre e credere in lui è godere di questa comunione che viene chiamata “vita eterna”.

 

14 aprile 2021

Gv 3,16-21

Il dialogo notturno di Nicodemo con Gesù trova la sua “aurora” nelle parole del Vangelo di oggi. Se agli antichi padri Dio aveva dato la Legge come segno di alleanza, ora consegna il proprio Figlio che dona la vita eterna: egli è il SI’ di Dio agli uomini. Ma come qualsiasi dono esso può essere accolto o rifiutato e la scelta ha come conseguenza la vita o la morte. Cosa scegliamo noi? La luce della verità o le tenebre della menzogna? Il brano si conclude senza dire più nulla di Nicodemo perché sta ancora “venendo alla luce” e la verità non risplende ancora totalmente in lui. Comincerà a risplendere qualche versetto più avanti (cfr. Gv 7,50-52) quando egli prenderà in qualche modo le difese di Gesù mostrando la verità di fronte alle parole tenebrose di Caifa.

13 aprile 2021

Gv 3,7-15

Il colloquio con Nicodemo continua. Gesù ribadisce la necessità del “rinascere dall’alto” che comporta una vita vera che rende liberi come è libero il vento che soffia dove vuole. Ma questa vita “aperta” è un linguaggio troppo duro per il maestro d’Israele così abituato ai legami soffocanti ma comunque “sicuri” della Legge. Sarebbe bastato essere come quel padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose antiche come le parole di Ezechiele: “Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete” (Ez 37,14) che sulla bocca di Gesù sono diventate ”nuove”. In Lui hanno trovato il loro compimento come anche il simbolo del serpente nel deserto. Credere in Colui che viene innalzato sulla croce, in Colui che ci parla delle cose del cielo e ce le dona nel suo Spirito, è possedere già oggi la vita eterna.

12 aprile 2021

Gv 3,1-8

Come mai Nicodemo, capo dei Giudei, va a cercare Gesù? Quale “notte” aveva dentro il cuore tanto da correre il rischio di incontrare il Rabbì di Nazaret che tanto scalpore creava in Gerusalemme? Forse i segni compiuti da Gesù hanno fatto traballare la sua fede? O più semplicemente, al termine della sua vita, scopre che non ha mai veramente conosciuto il Dio in cui crede? Questo giovane Maestro lo spiazza parlandogli della necessità di “rinasceredall’alto”, di acqua e di Spirito, di vento e di voce, parole che sono come una spada che penetra fin nel profondo del suo cuore. Ritroveremo Nicodemo alla fine del Vangelocon in mano la mirra e l’aloe per la sepoltura di Gesù. Ormai la notte del suo cuore è stata rischiarata dal fuoco d’amore di un Dio amante della vita ed ora può andare in pace perché i suoi occhi hanno visto la salvezza che il Dio d’Israele ha preparato per tutti i popoli.

 

11 aprile 2021

Gv 20,19-31

Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. Quante volte ci siamo ritrovati a pensare: “Se avessimo visto Gesù come i suoi discepoli, quanto sarebbe più facile credere!”. Ma il Vangelo di oggi sembra smentire questo nostro pensiero. Anche per i discepoli è stato difficile credere che Gesù è il Figlio di Dio, che Gesù è Dio. In Tommaso, che significa “gemello” possiamo ritrovarci noi tutti, nessuno escluso; la fede è una conquista faticosa ma sempre Gesù ci viene in aiuto e ci invita a “toccare” le sue ferite diventate ormai “risplendenti di luce”. Chiediamo al Signore che torni anche oggi a bussare alla porta del nostro cuore che spesso è “chiusa” al mistero grande della fede nel Risorto affinché, come Tommaso, possiamo anche noi esclamare: “Mio Signore e mio Dio”.

 

10 aprile 2021

Mc16,9-15

«Li rimproverò per la loro incredulità».

Oggi il Vangelo di Marco ci propone quasi una sintesi delle narrazioni precedenti mostrando però  un particolare interessante: essi non credettero ai fratelli che raccontavano di aver visto il Signore Risorto. “Alla fine – narra L’evangelista – apparve anche agli undici, e li rimproverò per la loro incredulità”. Effettivamente, quale profitto potrebbe ricavarne la Chiesada gente così incredula e fragile? Gesù scommette proprio su loro! Perché chi è debole manifesta pienamente la potenza di Dio. Eccoci ben rappresentati nella nostra fragilità e nel nostro cammino di discepolato cristiano.Dio scommette su povera gente che si lascia però trasformare dalla potenza dello Spirito: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo”. Noi? Sì, proprio noi! Che il mondo sappia con chiarezza che il Vangelo è cosa di Dio e non degli uomini. È opera dello Spirito e non della carne.

9 aprile 2021

Gv21,1-14

«È il Signore!»

I discepoli tentano di ritornare alle loro giornate quotidiane, di ritornare al loro passato ma ora nulla potrà più essere come prima.Ci ricorda il profeta Geremia parlando della sua chiamata: “Mi sono detto, non penserò più a Lui, ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, cercavo di contenerlo, ma non potevo”.  La pesca infruttuosa di Pietro e degli altri è proprio un volgersi indietro al grigiore del “prima”. Questo capita anche a noi quando non riusciamo a capire le strade che il Signore della Vita ci invita a percorrere, ed è Lui stesso che con infinita pazienza raddrizza il tiro dei nostri sentieri storti: con Lui si pesca dalla parte opposta, fuori dalle logiche umane, dentro il soffio dello Spirito, lì il pesce è abbondante. È la vita nuova che il Signore Risorto ci dona! Dove c’è Lui, tutto rifiorisce, a noi riconoscerlo come il discepolo amato: è il Signore!

8 aprile 2021

Lc24,35-48

«Sono proprio Io! Toccatemi e guardate»

In tutta la narrazione di Luca, l’esperienzadel rivedere il Signore risorto si colora di toni accesi, e quasi estatici, carichi della gioia profonda di Pasqua. Rivedere il loro Maestro vivo in mezzo a loro li rende talmente felici da provare incredulità. È Gesù stesso che li rassicura “non siate turbati, sono proprio io!”. Quel “sono io” così forte e ieratico, come solo Gesùpoteva pronunciare con consapevolezza e verità, in persona di Dio stesso, non li allontana per timore, ma li invita alla confidenza. Il Signore si lascia guardare etoccare! Adamo stese la mano all’albero della vita per predare e questo gli causò la morte; Gesù stende le sue mani per donare a noi la sua vita immortale. È Pasqua: celebrazione della vita redenta e risorta!

7 aprile 2021

Lc 24,13-35

«Non ardeva il nostro cuore lungo la via?».

I discepoli di Emmaus siamo proprio noi. II cristiano sempre incrocia Gesù lungo il suo cammino e spesso con il volto triste non sa vederlo, non sa accorgersi di Lui se non alla fine: “stolti e tardi di cuore nel credere alle Scritture!”. “E spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui”, dobbiamo dirlo: quanta pazienza ha Dio con noi che facciamo fatica a comprendere le Scritture! Ci accompagna con estremo affetto e come un pedagogo ci insegna la Verità che ci fa liberi. Allora anche a noi è capitato e capita di sentire che il nostro cuore arde lungo la via, sentiamo che tutto riacquista un colore e un sapore nuovi. Il Risorto cammina con noi. Egli il Vivente ci doni la grazia di comprendere le scritture della nostra storia per riconoscerlo presente ed essere grati di tanta premura e tanto amore.

6 aprile 2021

Gv 20,11-18

«Si voltò in dietro e vide Gesù».

Questa bellissima pagina dei Vangeli è proprio nostra,mettersi nei panni di Maria è situarsi al proprio posto, perché corrisponde alla nostra esperienza. Maria piange davanti a un sepolcro vuoto e malgrado veda degli Angeli, il suo cuore è inconsolabile: hanno portato via il MIO Signore! Quel mio è carico di un amore indicibile. Quante volte questo grido sale anche dal nostro cuore e potrebbe sembrare perfino senza risposta. È questione di ascolto, è faccenda di cuore, perché anche a noi il Risorto chiama per nome con una tenerezza unica, si tratta di voltarsi indietro, cioè di guardare l’orizzonte giusto. Perché piangi? Chi cerchi? Se cechi il Signore non guardare il sepolcro vuoto, ma gira il tuo cuore verso oriente e fissa il Sole che sorge, il tuo spirito spontaneamente riconoscerà il suo Signore e Creatore. Allora fai come Maria, grida a Lui: Rabbunì, cioè Maestro mio. Stringiti a Lui e adoralo perché il tuo animo ritrovi la pace e la gioia.