Parola & Parole

22 novembre 2019

           Lc 19,45-48

 

«Avete fatto della casa di Dio un covo di Ladri».

Durissime le parole di Gesù in questo Vangelo! Più della sferza che usa per purificare il tempio. Eppure, sono come un farmaco amaro che ci guarisce, se le accogliamo, possiamo comprenderne e riconoscere la loro profonda verità. Infatti, ogni volta che la nostra vita quotidiana differisce dalla vita di fede, in qualche modo, noi tutti facciamo della casa di Dio (cioè il nostro animo) un covo di ladri. Ogni volta che non diamo dignità allanostra e quella vita di chi ci è accanto noi calpestiamo indebitamente un luogo santo e di conseguenza anche la casa di Dio. Il Signore ci aiuti ad avere occhi profetici che sanno guardare in profondità e ci aiuti con la sua grazia a vivere coerentemente la nostra fede.

21 novembre 2019

Presentazione della B. V. Maria  Mt 12,46-50

 

«Chi fa la volontà del Padre mio è per me fratello sorella e madre».

La liturgia di oggi ci ricorda la presentazione al tempio della Madre di Dio; il Vangelo cidelinea indirettamente la figura di Maria Madre di Gesù, infattila sua grandezza nascedall’aver generato questo Figlio nello Spirito e nella fede prima ancora che nella carne. Allora, l’affermazione di Gesù: “chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”, ci permette di comprendere quanto la fede sia una faccenda universale che abbraccia non solo gli eletti, non solo quelli stretti da parentele, ma tutti. Chi sa fare la volontà del Padre è, per Gesù, sua sorella, suo fratello e sua madre, ma: qual è la volontà del Padre? Chi la può conoscere? Ce lo spiega il Vangelo con poche pennellate: “chi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Questa sì che è una bella notizia! La nostra esistenza è la casa di Dio, la casa dell’Amore. Apriamogli allora la porta!

20 novembre 2019

                      Lc19,11-28

 

«Fatele fruttare fino al mio ritorno».                                                                     

L’evangelista Luca ci dipinge un Gesù dai tratti netti, mentre va con decisione verso Gerusalemme, cioèverso la sua morte. Il Maestro, con una semplice parabola, ci dà le sue raccomandazioni come un padre con i suoi figli che sta per lasciare. Le monete d’oro spartite tra i servi ci raccontano la fiducia che il Signore ha nei nostri confronti. Egli, che pur ci conosce in tutte le nostre defezioni, sa andare oltre. Il Signore si fida di noi nonostante i nostri limiti, Egli crede che possiamo far fruttificare i doni che Lui stesso ci ha regalato. Il poco che crediamo di avere, se messo a servizio, è tutto e così veramente sarà grande la nostra gioia per noi stessi e per gli altri, se sapremo abilmente arricchire il nostro “poco”. Soprattutto, saremo ricolmi di felicità nel sentirci dire: bene servo buono e fedele entra nella gioia del tuo Signore!

19 novembre 2019

Lc 19,1-10

 

«Oggi per questa casa è venuta la salvezza».

C’è un oggi che segna per noi l’entrata in una vita nuova. Gesù passa ancora, anche per Zaccheo che non è proprio tra le file degli onesti, eppure c’è un incontro unico che sana ancora gli occhi del cuore e dell’anima, come per il cieco. La nostra vita sia come Gerico,che vede passare il Signore della vita che risana e ristabilisce nella dignità i suoi figli. Zaccheo accoglie Gesù “pieno di gioia”. Che quest’ora della salvezza, oggi, visiti anche noi e ci renda capaci di vedere e riconoscere il Signore che si ferma e ci chiede di venire a casa nostra, possiamo anche noi come Zaccheo accoglierlo pieni di gioia!

18 novembre 2019

          Lc 18,35-43

 

«Passa Gesù Nazareno!».

La liturgia di oggi ci regala la bellissimaimmagine di questo cieco seduto sul ciglio della strada, una figura che ci somiglia tanto in quelle che sono le nostre fatiche, gli scoraggiamenti, le pesantezze di un quotidiano spesso offuscato o addirittura buio. L’uomo di Gerico è cieco, ma non sordo e neanche muto, anzi quando sente che sta passando Gesù, grida con tutte le sue forze per chiamarlo. Lo sente e lo chiama soprattutto con il cuore, più che con i sensi, con la forza di quella fede che sa bene a Chi si rivolge: il Solo che può sanarlo negli occhi e nell’anima. Per questo nello stesso momento in cui comincia a vedere, egli anche lo segue. Questo è anche il nostro cammino di continua ricerca e di ritrovamento, di buio e di luce. Passa Gesù! Che non ci manchi mai la consapevolezza e l’umiltà di saper ascoltare e gridare a Lui con la stessa fede di questo cieco.

 

17 novembre 2019

Lc 21,5-19

 

«Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

La Parola di oggi è un invito alla fedeltà, infatti potremmo concretamente tradurre: con la vostra fedeltà salverete la vostra vita. Il Regno di Dio si costruisce in mezzo a molti rischi, il Vangelo ci parla addirittura di persecuzioni, ma nessun potere nuocerà agli eletti di Dio, nessun capello del loro capo andrà perduto. Gesù ci esorta alla speranza e al coraggio della fedeltà quotidiana.La scelta di vivere il vangelo giorno dopo giorno viene spesso insidiata da forme sottili e subdole, dalla mentalità “mondana”, per poi fermare la nostra attenzione su ciò che di bello appare, ma non ha in sè il profumo di Dio e della verità. La fedeltà della nostra fede – questa parola così in disuso- salva la nostra vita, ci permette di leggere e comprendere il segreto della vita: l’amore.

 

16 novembre 2019

  Lc 18,1-8

«Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre senza stancarsi»

Com’è possibile pregare sempre senza stancarsi? È questione di amore e di fede. Pregare, infatti, non è una pratica per ottenere qualcosa da Dio, è entrare in relazione filiale con Dio. Come la relazione umana resta viva nello scorrere del tempo grazie all’amore, così è nella relazione con Dio. La preghiera perseverante è sostenuta dall’amore e dalla fede. Ecco perché tutta la nostra vita è chiamata ad essere preghiera e dialogo con Lui, per entrare in contatto con la sorgente della vita che è Dio stesso.

15 novembre 2019

Lc 17,26-37

 

«Risollevatevi e alzate il capo!»

Come al tempo di Noè, la gente viveva senza preoccuparsi della fine che l’attendeva, e con la distruzione di Sòdoma, al tempo di Lot, così anche oggi gli uomini vivono immersi nelle realtà temporali che assorbono totalmente la loro attenzione. Come se Dio fosse assente dall’orizzonte comune, senza tener presente che un giorno si manifesterà all’improvviso con il suo giudizio.

Il quando, il dove e il come sono secondari, ciò che conta è essere pronti a incontrarlo, senza lasciarsi prendere dall’angoscia né dal timore, perché è l’incontro con il Padre. L’attesa dev’essere stimolo al compimento della missione che abbiamo ricevuto da Lui, perché il seme efficace del suo regno è già operante in noi.

14 novembre 2019

Lc 17,20-25

«Il Regno di Dio è dentro di voi»

Il Regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione perché è dentro di noi, nella misura in cui compiamo la volontà del Padre. Quali i segni del regno? Non certo quelli attesi dai giudei: forza spettacolare e potere politico. Secondo Gesù, i segni del Regno di Dio, sono povertà e umiltà, solidarietà con i poveri, guarigione dei malati, passione e morte del messia. Qualcosa di sconcertante. Ecco perché per riconoscerne i segni  abbiamo bisogno della sapienza, dono dello Spirito Santo. Chiediamola al Padre delle misericordie, affinché possiamo cogliere i segni della presenza operante del suo Regno e con il suo aiuto possiamo manifestare con le opere di bene.

13 novembre 2019

Lc 17,11-29

«Vedendosi guarito, tornò in dietro lodando Dio a gran voce,

e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi per ringraziarlo»

In un mondo dove tutto sembra dovuto, Gesù ci insegna l’importanza del ringraziamento. Saper rendere grazie in ogni cosa è un’arte, in cui si è consapevoli che tutto è dono di Dio, il grande elargitore di ogni bene. Inno di ringraziamento per il dono della salvezza di Dio, che ci abbonda del suo amore attraverso Gesù Cristo.

Oggi cerchiamo di riconoscere i tanti doni che il Signore ci elargisce e a ringraziarlo per il grande dono della vita e della grazia di essere suoi figli.