lunedì della sesta settimana del tempo ordinario
In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano». Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette». Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli. Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò. Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà (Mc 8, 1-10).
Gesù vede la folla e prova compassione: non parte da un problema organizzativo, ma dal cuore. La gente è stanca, affamata, lontana da casa. Il miracolo nasce da uno sguardo che riconosce il bisogno concreto e non lo spiritualizza. Prima del pane c’è la relazione, prima del prodigio c’è la cura.
In questa pagina, Gesù coinvolge i discepoli: «Quanti pani avete?». Il poco che hanno, offerto senza trattenere nulla, diventa sovrabbondanza. Il gesto del prendere, rendere grazie, spezzare e dare anticipa chiaramente l’Eucaristia: Dio non crea dal nulla, ma trasforma ciò che gli affidiamo.
Il dettaglio finale è decisivo: restano sette ceste. Il numero richiama la pienezza e suggerisce che il dono di Gesù non è riservato a pochi, ma destinato a tutti, anche ai lontani. Dove c’è compassione condivisa e fiducia, il deserto si trasforma in luogo di comunione e nessuno viene rimandato a casa a mani vuote (Don Gian Franco Poli).





