9 gennaio 2026

giovedì dopo l’epifania

«In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini» (Mc 6, 34-44).

Gesù, vedendo la folla, ne ha compassione, perché la riconosce come un popolo senza guida. La prima risposta non è il miracolo, ma l’insegnamento: prima di sfamare il corpo, Gesù nutre il cuore e la mente.

Di fronte alla fame concreta, i discepoli si fermano alla scarsità: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci». Gesù invece li coinvolge e trasforma il poco offerto in dono sovrabbondante. Il gesto del prendere, benedire, spezzare e dare anticipa chiaramente l’Eucaristia, rivelando uno stile di vita fondato sulla condivisione.

Il pane che avanza indica che nel Regno di Dio nulla va perduto e che la logica del dono vince sempre quella del calcolo. Il brano invita la comunità cristiana a fidarsi di Gesù e a mettere a disposizione ciò che ha, anche se sembra poco: nelle sue mani diventa nutrimento per molti (Don Gian Franco Poli).