mercoledì – San Tommaso d’Aquino
In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in sé stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno» (Mc 4, 1-20).
La parabola del seminatore segna una svolta nel Vangelo di Marco: Gesù parla alla folla, ma chiede un ascolto più profondo. Non racconta una storia per semplificare, bensì per coinvolgere. La domanda non è: come semina Dio? – perché il seminatore è sorprendentemente generoso – ma: che tipo di terreno siamo noi? Il seminatore getta il seme ovunque, senza selezione. È l’immagine di un Dio che non si scoraggia, che continua a fidarsi della terra anche quando sembra sterile. Il seme è la Parola: una sola, identica per tutti. Ciò che cambia non è il dono, ma l’accoglienza.
Gesù descrive quattro terreni, che non vanno letti come categorie di persone, ma come dinamiche interiori che possono abitare ciascuno di noi. Il seme sulla strada è la Parola ascoltata senza entrare davvero nel cuore: resta in superficie e viene subito portata via. È l’ascolto distratto, abitudinario, senza spazio interiore. Il terreno sassoso rappresenta l’entusiasmo iniziale senza radici: la Parola accende, ma non trasforma. Quando arriva la fatica, tutto si spegne. Le spine indicano una fede soffocata: non rifiutata, ma invasa da preoccupazioni, seduzioni, paure. La Parola cresce, ma non porta frutto. Il terreno buono non è perfetto, ma disponibile: accoglie, custodisce, attende. Il frutto è diverso per ciascuno, ma reale, abbondante, sorprendente.
Il cuore del brano è l’invito iniziale e finale: «Ascoltate!» e «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». L’ascolto biblico non è udire, ma lasciarsi lavorare dalla Parola, accettare che scavi, che tolga pietre, che estirpi spine (Don Gian Franco Poli).





