sabato della terza settimana del tempo ordinario
In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?» (Mc 4, 35-41).
Gesù continua a parlare del Regno con immagini semplici e quotidiane, perché il mistero di Dio cresce nel silenzio della vita ordinaria. La prima parabola è sorprendente: il contadino semina e poi… dorme. Il seme cresce «da sé», senza che l’uomo sappia come. Il Regno non è il risultato delle nostre strategie, ma opera di Dio, che chiede fiducia e pazienza.
C’è qui una grande liberazione spirituale: l’uomo non è padrone della crescita. È chiamato a seminare con fedeltà, non a controllare i tempi. L’ansia di “far riuscire” le cose rischia di sostituirsi alla fiducia. Il Regno cresce anche quando non ce ne accorgiamo.
La parabola del granello di senape rafforza questo messaggio. Ciò che è piccolo, quasi insignificante, diventa luogo di accoglienza e di vita. Gesù capovolge le attese: Dio non comincia dal grande, ma dal minimo; non dal potente, ma dal fragile. Eppure, proprio da lì nasce qualcosa di sorprendentemente fecondo.
Il Regno di Dio non si impone, si diffonde. Non fa rumore, ma cambia il paesaggio. Diventa spazio dove altri possono abitare, trovare riparo, sentirsi accolti.
Marco sottolinea che Gesù parla in parabole «secondo quello che potevano intendere». Dio rispetta i tempi dell’uomo, non forza la comprensione. La rivelazione è un cammino, non un’imposizione (Don Gian Franco Poli).





